sabato 29 marzo 2025

Discutere con Saggezza

Helen Mirren una volta disse:
"Prima di discutere con qualcuno, chiediti: questa persona è abbastanza matura mentalmente da comprendere il concetto di una prospettiva diversa? Perché se non lo è, allora non ha alcun senso farlo."
Non ogni discussione merita la tua energia. A volte, per quanto chiaramente tu possa esprimerti, l’altra persona non sta ascoltando per capire, ma solo per rispondere. È bloccata nella propria prospettiva, incapace di considerare un altro punto di vista, e interagire con lei finisce solo per esaurirti.
C’è una grande differenza tra un confronto costruttivo e un dibattito inutile. Una conversazione con qualcuno che è aperto al dialogo, che apprezza la crescita e la comprensione, può essere illuminante—anche se non si è d’accordo. Ma cercare di ragionare con qualcuno che si rifiuta di vedere oltre le proprie convinzioni? È come parlare a un muro. Per quanto tu possa argomentare con logica e verità, questa persona distorcerà, devierà o ignorerà le tue parole. Non perché tu abbia torto, ma perché non è disposta ad accettare un altro punto di vista.
La maturità non sta nel vincere una discussione, ma nel capire quando una discussione non vale la pena di essere portata avanti. È rendersi conto che la tua pace interiore è più preziosa di dimostrare un punto a qualcuno che ha già deciso di non cambiare idea. Non tutte le battaglie devono essere combattute. Non tutte le persone meritano una tua spiegazione.
A volte, la scelta più saggia è andarsene, non perché non hai nulla da dire, ma perché riconosci che alcune persone non sono pronte ad ascoltare. E questo non è un peso che spetta a te portare.

ROBERTO DE RINALDIS (Facebook)

mercoledì 12 marzo 2025

Yuval Harari - Nexus

La storia di come le reti di informazione hanno fatto e disfatto il nostro mondo, dall'autore del bestseller mondiale Sapiens.

Negli ultimi centomila anni, noi Sapiens abbiamo accumulato un enorme potere. Eppure, nonostante tutte le nostre scoperte, invenzioni e conquiste, oggi ci troviamo in una crisi esistenziale. Il mondo è sull'orlo del collasso ecologico. La disinformazione dilaga. E ci stiamo buttando a capofitto nell'era dell'intelligenza artificiale, una nuova rete di informazioni che minaccia di annientarci. Perché siamo così autodistruttivi? 

Nexus ci porta a guardare attraverso la lente della storia umana per considerare come il flusso di informazioni ha plasmato noi e il nostro mondo. 

Partendo dall'età della pietra, passando per la canonizzazione della Bibbia, la caccia alle streghe della prima età moderna, lo stalinismo, il nazismo e la rinascita del populismo di oggi, Yuval Noah Harari ci chiede di considerare il complesso rapporto tra informazione e verità, burocrazia e mitologia, saggezza e potere. 

 Esplora come le diverse società e i sistemi politici nel corso della storia hanno utilizzato le informazioni per raggiungere i loro obiettivi, nel bene e nel male. E ci consente di affrontare con maggior consapevolezza le scelte urgenti che ci attendono oggi che l'intelligenza non umana minaccia la nostra stessa esistenza. 

 L'informazione non è la materia prima della verità né una semplice arma. Nexus esplora la via di mezzo tra questi estremi e, nel farlo, riscopre la nostra comune umanità.

EDITORE BOMPIANI

mercoledì 26 febbraio 2025

Guerra e retorica

Durante la prima guerra mondiale un generale fece girare, nella seconda armata, un dispaccio nel quale esigeva, in maniera irrevocabile, che le mitragliatrici da trincea venissero piazzate non piu' secondo i manuali, ma “in maniera geniale”.
Immaginate le truppe. “E che diavolo significa geniale? In che senso? Cosa intende?”.
Allo stesso modo, il Cadorna ordino' tassativamente che, da quel momento, tutte le cariche fossero “travolgenti”, specificando che non avrebbe accettato compromessi, o giustificazioni di sorta. Travolgenti, o fucilati.
Quello che stava succedendo era che sarebbero servite armi nuove, tecniche nuove, un addestramento nuovo, ma tutto quello che produsse la retorica fu di introdurre parole nuove, come “geniale” o “travolgente”. 
(...)
Sempre durante la prima guerra mondiale, sempre nella seconda armata – che poi si squaglio' a Caporetto, e non mi sorprende – arrivo' l'ordine che le trincee andassero difese con la massima virilita'. Ora, immaginate i soldati che venivano assaliti con artiglieria precisissima e lanciafiamme, e si trovavano non a ricevere nuove armi, ma la richiesta di essere “virili” nella difesa.

URIEL FANELLI

martedì 11 febbraio 2025

I quattro pilastri

Le leggi che governano la natura sono moltissime ed è bene conoscerne il maggior numero possibile.Esistono però quattro leggi fondamentali, che è assolutamente necessario conoscere per avere una adeguata comprensione del mondo, cioè per essere un Fenotipo Consapevole.

La prima riguarda l'universo nel suo complesso ed è la legge dell'ENTROPIA, secondo cui tutte le strutture passano inevitabilmente da uno stato di ordine ad uno di disordine, seguendo la freccia del tempo.

La seconda riguarda gli esseri viventi ed è la legge dell'EVOLUZIONISMO, secondo cui lo scopo ultimo di tutti gli esseri viventi è quello della massima replicazione.

La terza riguarda le società umane ed è la legge delle ELITES, secondo cui ogni gruppo organizzato si divide sempre tra una minoranza che comanda ed una maggioranza che obbedisce.

La quarta, infine, riguarda la nostra mente ed è la legge della SUPERIORITA', secondo cui, una volta soddisfatti i bisogni fisici primari, le persone hanno come obiettivo principale quello di sentirsi superiori agli altri.

Non sono leggi difficili da conoscere e nemmeno da applicare, ma, per qualche strano motivo, vengono ignorate dalla maggior parte delle persone.

LUMEN

lunedì 27 gennaio 2025

Alessandro Orsini - Teoria sociologica classica e contemporanea

Questo volume presenta il pensiero dei grandi autori della teoria sociologica classica e contemporanea. 

La prima parte è dedicata a Comte, Spencer, Marx, Durkheim, Weber, Pareto e Simmel. 

La seconda parte, invece, è dedicata alle principali teorie sociologiche contemporanee: il funzionalismo, la teoria del conflitto, l’interazionismo simbolico, la fenomenologia e la teoria della scelta razionale.

L’autore coniuga il rigore dell’esposizione a un linguaggio chiaro e accessibile, offrendo una panoramica, approfondita e assai estesa, delle principali problematiche che hanno attraversato la teoria sociologica dalle origini fino agli indirizzi contemporanei più consolidati. 

Ogni capitolo si apre con un sommario e si conclude con un questionario: un utile strumento per aiutare il lettore a districarsi tra la molteplicità di approcci, metodi e ricerche, che dividono i sociologi in scuole separate e talvolta ostili.

EDITORE FELTRINELLI

martedì 14 gennaio 2025

La rivolta delle sette

La cosa più strana, circa l'avvenimento di cui hanno parlato i giornali e che va sotto il
nome di rivolta delle sette, è che essa era stata fissata per le sei. Ma in realtà poteva esser
fissata per un'ora qualsiasi, poiché per sette s'intendeva non l'ora, ma le associazioni
segrete che pullulano in quel paese. Sette, plurale di setta.
Purtroppo, finché c'è una sola setta, tutta va liscio; ma, quando esse cominciano a
moltiplicarsi, si salvi chi può. E questa fu causa non ultima dei guai a cui andò incontro il
moto insurrezionale.
Difatti gli organizzatori fissarono la sommossa, come detto, per le sei del pomeriggio. Ora
comoda, né troppo presto né troppo tardi, che permetteva a tutti di parteciparvi senza
scombussolare né l'orario d'ufficio né quello della cena. I congiurati si passarono la voce,
come è buon uso nelle congiure; e del resto non si può fare diversamente in questi casi, e
bisogna farlo con le dovute cautele. Un congiurato, passando accanto a un altro,
mormorava in fretta, senza guardarlo, per non dar nell'occhio agli altri passanti:
« Ci vediamo alla rivolta delle sette ».
L'altro credeva che alludesse non alle associazioni, ma alle ore. Né, del resto, poteva stare
a domandare spiegazioni, anzi doveva filar via come niente fosse. Cosi pure, si svolgevano
dialoghi di questo genere:
« Anche tu fai parte della rivolta... ».
« ... delle sette, sì. »
E i capi facevano circolare l'ordine: « Domani, tutti alla rivolta delle sette! Nessuno
manchi».
Conclusione: la maggior parte dei congiurati si presentò alle sette invece che alle sei. Voi
capite che, in una faccenda di questo genere, un ritardo può esser fatale. Determinò il fal-
limento. Fu per questo che, in un successivo tentativo, l'ora della rivolta fu fissata, a
scanso d'equivoci, per le sette. Col che gli organizzatori ottennero che, nominando soltanto
il moto sedizioso, si diceva contemporaneamente anche l'ora per cui era fissato e, d'altro
canto, dicendo l'ora, si indicava anche a quale moto si alludeva, con evidente risparmio di
tempo e di spesa, per tutto quello che si riferisce a stampati, circolari, ecc. Alcuni più
pignoli dicevano: « La rivolta delle sette delle sette ». 

Ora bisogna sapere che le sette, in quel paese, erano una ventina, ma alla rivolta
partecipavano soltanto sette di esse, e non fra le più importanti. Quindi fu necessario dire:
«La rivolta delle sette sette», oppure: «La rivolta delle sette sette delle sette».
Ciò anche quando, prevalendo la tendenza unificatrice, le sette si ridussero a sette.
Ogni setta era composta di sette membri, i quali erano chiamati i sette delle sette sette, e
il loro moto sovversivo si chiamò la rivolta dei sette delle sette sette delle sette.
La cosa grave è che c'era un'altra rivolta, o meglio una controrivolta, un movimento
reazionario, insomma, i cui promotori nulla avevano a che fare con la prima e anzi erano
contro di essa e contro ogni setta.
Disgraziatamente questi, ignorando che l'altra rivolta era fissata per le sette, fissarono per
la stessa ora anche la loro. Non vi dico quello che successe fra i congiurati delle due parti,
che fecero confusioni tremende, sicché gli antisette finirono fra le sette, verso le sette e
mezzo, e le sette, fra gli antisette alle sette.
La controrivolta si chiamò la rivolta delle sette degli antisette contro la rivolta dei sette
delle sette sette delle sette.
In attesa che essa scoppiasse, i congiurati giocavano a tressette. E questi giuochi
passarono alla storia come i tressette della rivolta antisette delle sette, contro quella dei
sette delle sette sette delle sette.
Un caso curioso avvenne quando uno dei sette congiurati della rivolta delle sette contro
quella dei sette delle sette sette, giocando al tressette verso le sette, si fece un sette ai
pantaloni: e questo si dovette chiamarlo il sette del tressette d'uno dei sette della rivolta
antisette delle sette contro quella dei sette delle sette sette delle sette.

ACHILLE CAMPANILE

sabato 28 dicembre 2024

Superior stabat Lupus


PRIMEGGIARE
Ma in fondo, che cosa vuole la gente ? Vuole primeggiare, sentirsi superiore.
Qualunque sia l'attività a cui si dedica, che sia importante o di puro divertimento, ciascuno cercherà sempre di essere il più bravo, il più bello, il più ammirato, il più seguito, eccetera eccetera.
Ma primeggiare, per ovvii motivi, è un premio riservato a pochi. Tutti gli altri sono costretti a rimanere indietro: ci provano, si impegnano, ma non ci riescono.
E da qui discendono quasi tutte le infelicità del mondo.
LUMEN


FELICITA' E DINTORNI
La domanda più importante di tutte, ovvero 'Qual è lo scopo della vita ?', ha una risposta, tutto sommato, abbastanza facile, cioè 'Essere felici'.
Ma questa risposta porta poi con sé un'altra domanda, che risulta invece molto più difficile da risovere: 'E come si fa ad essere felici ?'
Molte persone, diciamo pure quasi tutte, sono convinte che la felicità sia un fenomeno vago ed inpalpabile, che avviene per conto suo, casualmente, senza che noi possiamo fare qualcosa per raggiungerla.
Io penso invece che questo sia possibile, in quanto – riflettendoci sopra - mi sono reso conto che siamo felici in due situazioni ben precise: quando abbiamo superato un problema o quando ci sentiamo superiori a qualcun altro.
La prima situazione, in genere, deriva da eventi esterni al nostro controllo, ma la seconda, essendo soggettiva, dipende solo da noi stessi.
Quindi alla domanda ' Come si fa per essere felici ?' si può rispodere semplicemente 'Facendo o pensando qualcosa che ci fa sentire superiori'.
Non dico che sia sempre facile riuscirci, ma non è nemmeno così difficile, se uno conosce bene se stesso.
E poi, si può sempre seguire questa semplice regola pratica: se una situazione ti fa senitre inferore, cerca di uscirne prima che puoi; se invece ti fa sentire superiore, cerca di dedicarle più tempo possibile.
LUMEN


TENORE DI VITA
Molte persone, in perfetta buona fede, sono convinte che basterebbe assicurare a tutte le persone del mondo un tenore di vita decente per avere un mondo pacificato, senza le guerre e le violenze che affliggono l'umanità.
Purtroppo, il problema non è quello.
Assicurare un buon tenore di vita a tutte e persone al mondo è difficile (molto difficile se siamo 8 miliardi, più facile se siamo 1-2 miliardi), ma non è teoricamente impossibile.
Però la cosa non finisce lì. Certo, la gente, prima di tutto, vuole stare bene, ma questo non gli basta, vuole anche sentirsi superiore.
E una situazione in cui TUTTI possono sentirsi superiori a qualcun altro è, ovviamente, impossibile.
LUMEN


CONSUMISMO
Le persone più sagge diffidano del consumismo, che considerano, con ragione, una limitazione della libertà personale (non solo economica), ed invitano quindi a respingerlo, limitando i propri acquisti alle sole cose necessarie.
Il consiglio è ottimo, ma... facile a dirsi, difficile a farsi.
Perchè l'uomo non ha bisogno solo del necessario materiale, ma anche di un'altra 'soddisfazione' specifica che potremmo definire psicologica, ovvero la sensazione di superiorità. Una sensazione che, se non è soddisfatta, ci fa sentire infelici: ed allora il desiderio di possedere non ha più limiti.
Certamente ognuno di noi reagisce a questa spinta genetica in modo diverso e personale. Chi ha la fortuna di esserne consapevole, può limitare la sua sensazione al livello interiore, mantenendo un comportamento corretto e rispettoso nei confronti degi altri.
Ma se – come nella maggior parte dei casi – la spinta non viene percepita a livello cosciente, si determinano poi quei tipici tentativi di sopraffazione (fisica o psicologica) che tanto avvelenano i rapporti umani. Perchè per ogni persona che manifesta una superiorità, ce ne vuole almeno un'altra che la subisca.
Temo quindi che il consumismo – tanto amato dai produttori e dai commercianti – possa dormire sonni tranquilli.
LUMEN


LA NOIA
Una delle categorie di persone più patetiche in assoluto (da intendersi in senso ironico) è rappresentata da coloro che dicono di 'annoiarsi'.
Non solo perchè per annoiarsi è necessario non avere nessuna altra preoccupazione, cosa che dovrebbe già da sola renderci contenti, ma anche perchè, al giorno d'oggi, annoiarsi è praticamente impossibile, visto che con pochi soldi è possibile leggere libri e giornali, guardare film e spettacoli, sentire musica, e molte altre cose.
Ma chi si lamenta per la noia non si riferisce a queste cose, che potrebbe fare facilmente. Si riferisce, ovviamene senza saperlo, alla mancanza di attività sociali che lo facciano sentire superiore.
Ed allora diventano pericolosi, non solo per sé stessi, tanto da dedicarsi a sport estremi od altre attività border-line, ma anche per gli altri, in quanto diventano capaci, pur di ottenere il loro scopo, di offendere, deridere o addirittura maltrattare le persone più deboli.
E questo è davvero molto triste.
LUMEN


SCHERZI DA VILLANO
Avrete notato anche voi che i film e le trasmissioni che parlano di scherzi, anche crudeli, sono seguitissime e molto popolari.
Sembra una cosa divertente, ma è invece molto triste, perchè ogni scherzo è – in ultima analisi - un atto di bullismo, che consiste nel provocare in una persona ignara dei sentimenti ingiustificati di disagio, di ansia o di paura.
E quando si chiede agli autori dello scherzo perchè lo hanno fatto, rispondono “perchè è divertente”, senza rendersi conto che questa non è una vera risposta, ma una semplice tautologia.
Perchè lo fanno, allora ? E perchè quelle fiction hanno tanto successo ?
Per lo stesso motivo per cui vengono commessi gli atti di bullismo: cioè per sentirsi superiori ad un altra persona, senza esserlo.
E se gli scherzi sono fatti da (sedicenti) amici, rappresentano una cattiveria ancora peggiore, perchè rompono il legame di fiducia esistente. Che tristezza.
LUMEN