martedì 25 novembre 2025
Mentire a se stessi
lunedì 10 novembre 2025
Non è colpa tua (Will Hunting)
LUMEN - "Will Hunting - Genio ribelle" è un film che ho apprezzato molto, sia per la recitazione di Robin Williams che per la storia in se.
COPILOT - È un film che lascia il segno, vero? Good Will Hunting riesce a coniugare profondità emotiva, brillantezza intellettuale e una straordinaria umanità. La performance di Robin Williams — intensa, misurata, piena di compassione — è uno dei ritratti più autentici di uno psicologo sul grande schermo. Il suo personaggio, Sean Maguire, non è solo un terapeuta: è un uomo ferito che riesce a incontrare Will proprio nel punto in cui entrambi sono vulnerabili.
La scena in cui dice “It’s not your fault” (Non è colpa tua) — ripetuta più volte finché Will crolla — è diventata quasi un archetipo del momento terapeutico di rottura e liberazione. E il film stesso è un inno alla possibilità di trasformazione attraverso la relazione, non solo attraverso l’intelletto.
LUMEN - Quella in effetti è proprio la frase risolutiva del film ed è fondamentale. Però vorrei che tu me la spiegassi bene. Per cosa avrebbe dovuto sentirsi in colpa il ragazzo ?
COPILOT - È una domanda cruciale, Lumen — e la risposta tocca il cuore del film. Quando Sean (Robin Williams) ripete a Will “It’s not your fault”, non sta semplicemente cercando di consolarlo. Sta smontando un meccanismo psichico profondo: la convinzione radicata che Will sia responsabile del dolore che ha subito.
🧠 Il senso di colpa di Will: da dove nasce
Will Hunting è un ragazzo brillante, autodidatta, ma profondamente ferito. È cresciuto in un ambiente abusivo, con violenze fisiche e psicologiche. Come spesso accade nei bambini traumatizzati, Will ha interiorizzato l’idea che se è stato maltrattato, dev’essere colpa sua. Questo è un meccanismo noto in psicologia infantile: il bambino preferisce pensare “sono cattivo” piuttosto che “il mondo è cattivo”, perché così mantiene un senso di controllo.
🔒 Difese e maschere
Per proteggersi da quel dolore, Will ha costruito:
- Una corazza di sarcasmo e aggressività.
- Una fuga nell’intelligenza, usata come barriera emotiva.
- Relazioni superficiali, per evitare il rischio di essere ferito di nuovo.
Ma sotto tutto questo, c’è un nucleo di vergogna e colpa non elaborata.
💬 La frase risolutiva: “It’s not your fault”
Quando Sean glielo ripete, non è solo una frase. È un atto terapeutico: una ripetizione che scava, che sfida le difese, che cerca di far crollare il muro. Will inizialmente resiste, poi si spezza. E in quel momento, il trauma viene riconosciuto come ingiusto, esterno, non colpa sua.
È il momento in cui Will può finalmente perdonarsi, accettare di essere amato, e scegliere di vivere.
🧭 Conclusione
Will non doveva sentirsi in colpa per essere stato abusato, per essere stato abbandonato, per aver sofferto. Ma la sua mente lo aveva convinto del contrario. La frase di Sean è il grimaldello che apre quella prigione interiore.
LUMEN - << Will ha interiorizzato l’idea che se è stato maltrattato, dev’essere colpa sua. Questo è un meccanismo noto in psicologia infantile: il bambino preferisce pensare “sono cattivo” piuttosto che “il mondo è cattivo”, perché così mantiene un senso di controllo. >> Davvero la mente umana funziona così ? E' terribile.
COPILOT - Sì, Lumen, è terribile — e al tempo stesso profondamente umano. Quel meccanismo psicologico, noto come colpa introiettata, è una strategia di sopravvivenza mentale che molti bambini adottano in situazioni di abuso, trascuratezza o trauma. Non è razionale, ma è funzionale: meglio sentirsi colpevoli che impotenti, perché la colpa dà l’illusione di poter cambiare le cose.
🧠 Perché il bambino sceglie la colpa
- Il bambino dipende totalmente dagli adulti. Se l’adulto è violento o assente, ammettere che il mondo è cattivo sarebbe insopportabile.
- Pensare “sono io il problema” permette di mantenere un senso di ordine: se mi comporto meglio, forse mi ameranno.
- È una forma di magia difensiva: attribuire a sé il potere di influenzare ciò che in realtà è fuori controllo.
🔒 Ma questa strategia ha un costo
- La colpa introiettata diventa una ferita identitaria: il bambino cresce sentendosi sbagliato, indegno, invisibile.
- Da adulto, può sviluppare:
- Paura dell’intimità (per non essere ferito di nuovo).
- Auto-sabotaggio (per confermare la propria indegnità).
- Difficoltà a ricevere amore o fiducia.
💬 La terapia come atto di liberazione
Frasi come “Non è colpa tua” non sono solo parole: sono atti di disinnesco psichico, che aiutano a riscrivere la narrazione interna. Ma ci vuole tempo, fiducia, e spesso una relazione terapeutica che sia diversa da tutte le altre vissute prima.
🧭 Conclusione
Sì, la mente umana può funzionare così — e proprio per questo la psicanalisi, la psicoterapia, la narrazione e la relazione diventano strumenti di salvezza. Riconoscere quel meccanismo è già un passo verso la guarigione.
venerdì 24 ottobre 2025
La riproduzione sessuale
venerdì 3 ottobre 2025
I quadrati di Mondrian
LUMEN - Ho una curiosità nel campo della pittura. Come si chiama quel pittore moderno che nei suoi quadri dipinge quadrati o rettangoli di colori vivaci, rosso, blu, giallo, ecc. ?
COPILOT - Credo tu stia pensando a Piet Mondrian 🎨.
Mondrian è stato un pittore olandese, tra i pionieri dell'arte astratta del XX secolo. È celebre per le sue composizioni geometriche fatte di rettangoli e quadrati delimitati da linee nere e riempiti con colori primari: rosso, blu, giallo, oltre al bianco e al nero. Questo stile è noto come neoplasticismo o De Stijl, dal nome del movimento artistico e della rivista fondata nei Paesi Bassi nel 1917.
Ecco alcune caratteristiche distintive del suo stile:
- Linee nere orizzontali e verticali che creano una griglia
- Colori primari (rosso, blu, giallo) usati in campiture piatte
- Assenza di prospettiva o profondità
- Equilibrio asimmetrico e armonia tra pieni e vuoti
Un esempio iconico è "Composizione con rosso, blu e giallo" (1930).
LUMEN - Sì, è proprio lui. grazie. Si può dire che, mancando il disegno, la prospettiva e la nuance dei colori, , l'abilità dell'artista stava quasi tutta nella composizione ?
COPILOT - Assolutamente sì, Lumen — hai colto un punto cruciale dell’arte di Mondrian. La sua abilità non risiedeva nella resa mimetica o nella tecnica pittorica tradizionale, ma in una composizione rigorosa e spiritualmente carica. Ecco come possiamo articolare questa idea:
🧩 La composizione come gesto essenziale
- Assenza di disegno figurativo: Mondrian abbandona la rappresentazione del mondo visibile per cercare un ordine universale. Non c’è narrazione, né paesaggio, né figura.
- Eliminazione della prospettiva: Lo spazio non è illusorio ma reale, bidimensionale, distribuito secondo rapporti di equilibrio.
- Colori senza sfumature: I colori sono puri, piatti, primari. Non c’è chiaroscuro, né modulazione tonale. Questo accentua la tensione tra le forme.
🧠 Dove risiede l’abilità?
- Nel ritmo visivo: Mondrian orchestrava le forme come un compositore musicale. Ogni rettangolo, ogni linea, ogni vuoto ha un peso e una funzione.
- Nell’equilibrio dinamico: Non c’è simmetria, ma un bilanciamento instabile e vivo. L’occhio è guidato, ma mai bloccato.
- Nella spiritualità della forma: Per Mondrian, la composizione era un atto etico e metafisico. Cercava l’armonia universale, una sorta di “ordine cosmico” attraverso l’arte.
✨ Un’arte della sottrazione
Mondrian non semplifica: radicalizza. Toglie tutto ciò che è superfluo per arrivare all’essenza. In questo senso, la sua abilità è simile a quella di un poeta che lavora con il silenzio, o di un architetto che costruisce con la luce.
LUMEN - Nella scelta degli spazi usava il principio della sezione aurea, oppure altri ?
COPILOT - Sì, Mondrian impiegava la sezione aurea come principio compositivo, ma non in modo sistematico o dogmatico: la usava come guida per creare equilibrio visivo e armonia dinamica.
📐 Mondrian e la sezione aurea: un uso intuitivo e modulare
- Non un rigore matematico, ma una sensibilità proporzionale: Mondrian non costruiva le sue opere con calcoli espliciti della sezione aurea, ma spesso le sue griglie e campiture rispettano rapporti vicini al valore aureo (circa 1,618), soprattutto nella distribuzione tra pieni e vuoti.
- Moduli e ritmi visivi: Alcune composizioni, come Composizione con grande piano rosso, giallo, nero, grigio, blu (1921), mostrano un uso del rettangolo aureo come base modulare. Le linee nere delimitano spazi che si avvicinano a proporzioni auree, creando un equilibrio tra tensione e stabilità.
- Influenza del pensiero teosofico: Mondrian era influenzato dalla teosofia, che cercava l’armonia universale attraverso forme pure. La sezione aurea, considerata da molti una “proporzione divina”, si accordava con questa ricerca spirituale.
🔍 Altri principi compositivi
- Equilibrio asimmetrico: Mondrian evitava la simmetria classica, preferendo un bilanciamento dinamico tra forme e colori.
- Orizzontale e verticale come archetipi: Le linee rette rappresentano forze fondamentali: l’orizzontale come quiete, il verticale come energia. La loro interazione genera lo spazio pittorico.
- Riduzione all’essenziale: Ogni elemento è calibrato per contribuire all’unità dell’opera. Non c’è decorazione, solo struttura.
✨ In sintesi
Mondrian non era un matematico, ma un poeta della geometria. La sezione aurea era per lui una possibilità tra le tante per raggiungere l’armonia. La sua vera abilità stava nel sentire le proporzioni, nel comporre con rigore e intuizione, come un musicista che accorda le note senza spartito.
mercoledì 17 settembre 2025
Paura d'Amare - (film)
Paura d’amare (Frankie and Johnny, 1991) è una piccola gemma nel repertorio di Al Pacino, e mostra un lato più tenero e vulnerabile del suo talento.
martedì 2 settembre 2025
Lumen dixit (opera omnia)
Mappa Tematica del Blog “Il Fenotipo Consapevole”
1. Sociologia e Cultura
- Temi: norme sociali, conformismo, potere, identità collettiva
- Autori ricorrenti: Max Weber, Durkheim, Bauman, Foucault
- Domande chiave:
- Come si costruisce il consenso sociale?
- Quali sono le illusioni condivise che reggono le società?
2. Biologia, Evoluzione e Comportamento
- Temi: selezione naturale, altruismo, aggressività, istinti
- Autori: Dawkins, Trivers, Sapolsky, Diamond
- Domande chiave:
- Quanto del nostro comportamento è biologico?
- L’evoluzione spiega anche la morale?
3. Religione, Etica e Miti
- Temi: fede, dogmi, potere religioso, morale imposta
- Autori: Odifreddi, Harari, Nietzsche, Papa Pio XI (!)
- Domande chiave:
- La religione è una costruzione culturale o un bisogno evolutivo?
- Qual è il ruolo della sofferenza nella narrazione cristiana?
4. Scienza e Pensiero Critico
- Temi: metodo scientifico, razionalità, pseudoscienza
- Autori: Popper, Kuhn, Sagan, Dennett
- Domande chiave:
- La scienza è davvero neutra?
- Come distinguere il pensiero critico dal pensiero dominante?
5. Politica, Ideologia e Manipolazione
- Temi: democrazia, propaganda, potere, libertà
- Autori: Chomsky, Orwell, Marcuse, Pecchioli
- Domande chiave:
- Chi decide cosa è giusto pensare ?
- Esiste una vera libertà di pensiero?
6. Psicologia e Percezione
- Temi: bias cognitivi, emozioni, identità, autoinganno
- Autori: Kahneman, Ariely, Freud, Jung
- Domande chiave:
- Quanto siamo consapevoli delle nostre scelte?
- La razionalità è un’illusione?
7. Stile e Tono del Blog
- Caratteristiche:
- Ironico, tagliente, ma sempre argomentato
- Uso sapiente della provocazione per stimolare riflessione
- Linguaggio accessibile ma mai banale
giovedì 21 agosto 2025
Proverbi Inesistenti
= Rosso di sera, buon vino si spera.
= Meglio un infermiere vivo, che un dottore morto.
= Dio li fa, e poi li accoppa.
= Tanto va la gatta al lardo, che alla fine lo mangia tutto.
= Il primo amore non si scorda mai, soprattutto se l'hai sposato.
= Can che abbaia, non piglia pesci.
= Chi ha pane non ha denti, chi ha denti preferisce i grissini.
= Chi ben capisce, peggio risponde.
= Sotto la panca, la capra si riposa.
= Chi fa da sé, fa per uno.
= Corna e buoi dei paesi tuoi.
= Una rondine non fa primavera, due rondini sono una coincidenza, ma tre rondini fanno una prova.
= Sposa bagnata, sposa raffreddata.
martedì 5 agosto 2025
Bon Mot
Il motto del Farmacista: IN RIMEDIO STAT VIRTUS.
Il motto del Geografo: TUTTO IL MONDO E' PALESE.
Il motto dell'Informatico: NE' SERVER NE' PADRONI.
Il motto del Modellista Militare: LA GUERRA IN SANTA PACE.
Il motto del Notaio: ROGITO ERGO SUM.
Il motto dell'Oste: HIC SUNT BEONES.
Il motto del Sistemista al Totocalcio: IN HOC SIGNO VINCES.
Il motto dell’Apicoltore: ED E’ SUBITO CERA.
Il motto del Medico: CHI LA CURA LA VINCE.
Il motto del Ferroviere (francese): A LA GARE COMME A LA GARE.
Il motto dell’Ambientalista. PANDA SUNT SERVANDA.
Il motto del Prete: M’ILLUMINO D’INCENSO.
Il motto del Giardiniere: SE SON ROSE, PUNGERANNO.
Il motto del Matematico: ANDATE E MOLTIPLICATE.
Il motto del Grafico Pubblicitario: AI POSTER L'ARDUA SENTENZA.
Il motto del Fioraio: IL FINE GIUSTIFICA I MAZZI.
venerdì 25 luglio 2025
Borotalco - Film (1982)
Nella vaporosità del borotalco, riecheggia l'ingenuità sognatrice di una intera generazione nella quale i protagonisti si rivedono a pieno (ma anche inteso come borotalco/droga che il protagonista rifiuta quasi con orgoglio).
Giudicato da molti superficiale il film al contrario ha dialoghi divertenti, ritmo spedito(a parte qualche momento di impasse) e cast di attori azzeccati, da Mario Brega manesco a Christian De Sica napoletano e cafone, da Angelo Infanti simpatico truffatore e insuperabile cialtrone (originalmente la parte era stata scritta per Gassman) a Eleonora Giorgi, che pur non essendo una grande attrice è sorprendente come sognatrice e credulona. (,,,).
E anche Verdone ingarra uno dei migliori personaggi della sua carriera, irresistibile quando si inventa storie sugli attori famosi e quando si trova al cospetto del temutissimo suocero; se nei primi due film si mostrava in più personaggi con panni diversi con questo ne mostra uno solo ma con due personalità differenti. >>
<< Un film da vedere: forse il miglior Verdone di sempre. Bravissima Eleonora Giorgi e tutto il cast: indimenticabile. Quell'Italia dei primi anni ottanta è così lontana da quella di oggi, tuttavia questo film attraversa il tempo.
Leggero come il borotalco il film racconta quella gioventù di fine anni 70 e primi anni 80; sogni ingenui che fanno da ponte per la fuga da una realtà opprimente (simboleggiata dai palazzoni enormi che spesso vengono inquadrati).
Si sa che la comicità di Verdone è sempre venata di malinconia: la crisi sociale avanza di pari passo a quella economica. Tra precariato e omologazione il culto dell'immagine, dell'apparire, prende il sopravvento. I ruoli, che ancora negli anni 60 erano ben chiari, sono smarriti e la solitudine è l'unica vera dimensione in cui si trovano tutti. (...)
Il finale, da cineteca assoluta, è sospeso. Sospesi i protagonisti, a metà di quel palazzone, sospeso il giudizio che Verdone rimette a noi, spettatori.
Ma non si può che simpatizzare e provare indulgenza per tutti i personaggi del film che rispecchiano così bene pregi e difetti degli italiani. >>
sabato 12 luglio 2025
Che cos'è il Denaro
Negli ultimi 75 anni abbiamo vissuto un’anomalia straordinaria: un’epoca alimentata da energia fossile a basso costo e concentrata, da un’espansione esponenziale del credito e da un insolito periodo di stabilità geopolitica. Ogni previsione mainstream – sull’intelligenza artificiale, sull’energia verde o sulla crescita perpetua del PIL – dà per scontato che questo momento sia la norma. Tuttavia, l’impalcatura di questa illusione sta iniziando a cedere.
Un recente post di Nate Hagens ha messo a nudo quanto l’economia tradizionale sia lontana dalla realtà fisica. Da qui è nato quello che state leggendo ora; cominciamo da dove la maggior parte degli economisti non comincia: dalla realtà. I libri di testo definiscono il denaro in base a ciò che fa : un mezzo di scambio, un’unità di conto, una riserva di valore. Ma questo non è ciò che è. Il denaro è un diritto su energia, lavoro e risorse future. E questo cambia tutto.
Il denaro moderno viene creato come debito, immesso in circolazione quando le banche erogano prestiti. E il debito non è solo un contratto finanziario. È una scommessa su un surplus futuro. Ogni dollaro preso in prestito oggi presuppone che domani si produrranno più beni, più energia, più capacità di rimborso, con interessi. Ma se non fosse possibile?
Abbiamo accumulato debiti finanziari su un mondo reale che non cresce altrettanto rapidamente. (...)
A livello globale [mondiale], il debito dichiarato ammonta a 345 trilioni di dollari, ma, se si considerano le passività fuori bilancio, il sistema bancario ombra e la leva finanziaria, la cifra probabilmente si avvicina ai 600 trilioni di dollari. Nel frattempo, il valore della valuta fisica statunitense è di soli 2.3 trilioni di dollari. Anche se quei dollari fossero garantiti – e non lo sono – la leva finanziaria del sistema è sbalorditiva.
Da una prospettiva biofisica, questi non sono solo numeri. Sono promesse di fornire beni e servizi reali in futuro: energia, manodopera, materiali. Se questi input non si concretizzano, le promesse non saranno mantenute. Il sistema allora si adatterà attraverso l’inflazione, il default, la ristrutturazione o il collasso.
Lyn Alden ci ricorda che il debito si basa sulla fiducia, non solo tra individui, ma anche tra sistemi giuridici, istituzioni e contesti geopolitici. Tale struttura è ora visibilmente compromessa. Ecco perché la contabilità convenzionale non coglie il punto. Ciò che ci troviamo di fronte non è solo uno squilibrio fiscale o monetario, ma uno squilibrio termodinamico tra aspettative e realtà.
Questa discrepanza invalida molti dei presupposti insiti nelle nostre visioni del futuro. Supponiamo, ad esempio, che gli investimenti in energia pulita possano raggiungere i 4.000 miliardi di dollari all’anno entro il 2030. Ma da dove arriveranno l’energia e i materiali per realizzarla? Da dove arriveranno i capitali in un mondo saturo di debito? A quali tassi di interesse? In un sistema già sovra-indebitato, ogni nuovo dollaro di debito richiede un surplus futuro che potrebbe non essere più fisicamente possibile.
I mercati non risolveranno questo problema. Essi rispondono ai segnali di prezzo, che però sono distorti. Riflettono ciò che i ricchi possono permettersi, non ciò di cui la società ha bisogno. Ignorano il calo dei rendimenti energetici, il superamento ecologico e l’erosione della fiducia istituzionale. Come osserva Hagens, confondono la disponibilità a pagare con il valore reale.
ART BERMAN
sabato 28 giugno 2025
Richard Dawkins
mercoledì 11 giugno 2025
Elogio della Sintesi
martedì 27 maggio 2025
Pensiero Magico
Secondo il pensiero magico, invece, in certe particolari situazioni, e con l'aiuto di certi particolari personaggi, evocati per l'occasione, quelle leggi possono esser violate.
I due tipi di pensiero sono, di per sé, reciprocamente incompatibili, ma convivono sempre in ogni società umana, con tutte e complicazioni e le incomprensioni che si possono immaginare.
venerdì 16 maggio 2025
Dio e la Scienza
mercoledì 7 maggio 2025
Flashdance & Jennifer Beals
sabato 26 aprile 2025
David Graeber - Debito I primi 5000 anni
Debito è il capolavoro di David Graeber: il racconto di 5000 anni di rapporti di forza, disuguaglianze e mutamenti politici letti attraverso la lente dei cicli del debito e della sua abolizione. Arricchita dalla prefazione di Thomas Piketty, questa nuova edizione ci porta ancora una volta a un confronto brutale con ciò che in ogni luogo e tempo consideriamo libertà.
In Mesopotamia, tra il III e il I millennio a.C., i sovrani dovevano periodicamente rimediare con giubilei alla riduzione in schiavitù per debiti di ampie fasce della popolazione, pena la deflagrazione di tutta la società: è da qui che prende avvio l’indagine di Graeber per mostrare come l’istituzione del debito sia anteriore alla moneta e come da sempre, e ovunque, sia oggetto di aspri conflitti sociali. In contesti di guerra e nell'impalcatura delle religioni, infatti, esso è stato per secoli uno strumento di oppressione, una cifra con cui valutare non solo i rapporti economici ma anche la moralità e le relazioni umane, la subalternità e i ruoli reciproci.
Quella di Graeber è un’analisi critica ad ampio spettro che attraversa la Grecia di Solone e l’impero della dinastia Han in Cina, il Medioevo europeo e le guerre dei regni africani di Ashanti e Dahomey, utilizzando gli strumenti forniti da storiografia e antropologia, filosofia e teologia nel tentativo di restituire uno schema capace di leggere e interpretare le crisi economiche e finanziarie del contemporaneo. Il suo è un grido di allarme rispetto alle modalità con cui ancora oggi istituzioni e classi dominanti utilizzano il debito per soffocare singoli cittadini e interi stati: perché se vogliamo immaginare un mondo più giusto, più sostenibile e libero, il primo passo da fare è una tabula rasa; e smettere, una volta per tutte, di «rimettere i nostri debiti ai nostri debitori».
ED. IL SAGGIATORE
mercoledì 9 aprile 2025
Bart Ehrman - E Gesù diventò Dio
sabato 29 marzo 2025
Discutere con Saggezza
mercoledì 12 marzo 2025
Yuval Harari - Nexus
La storia di come le reti di informazione hanno fatto e disfatto il nostro mondo, dall'autore del bestseller mondiale Sapiens.
Negli ultimi centomila anni, noi Sapiens abbiamo accumulato un enorme potere. Eppure, nonostante tutte le nostre scoperte, invenzioni e conquiste, oggi ci troviamo in una crisi esistenziale. Il mondo è sull'orlo del collasso ecologico. La disinformazione dilaga. E ci stiamo buttando a capofitto nell'era dell'intelligenza artificiale, una nuova rete di informazioni che minaccia di annientarci. Perché siamo così autodistruttivi?
Nexus ci porta a guardare attraverso la lente della storia umana per considerare come il flusso di informazioni ha plasmato noi e il nostro mondo.
Partendo dall'età della pietra, passando per la canonizzazione della Bibbia, la caccia alle streghe della prima età moderna, lo stalinismo, il nazismo e la rinascita del populismo di oggi, Yuval Noah Harari ci chiede di considerare il complesso rapporto tra informazione e verità, burocrazia e mitologia, saggezza e potere.
Esplora come le diverse società e i sistemi politici nel corso della storia hanno utilizzato le informazioni per raggiungere i loro obiettivi, nel bene e nel male. E ci consente di affrontare con maggior consapevolezza le scelte urgenti che ci attendono oggi che l'intelligenza non umana minaccia la nostra stessa esistenza.
L'informazione non è la materia prima della verità né una semplice arma. Nexus esplora la via di mezzo tra questi estremi e, nel farlo, riscopre la nostra comune umanità.
EDITORE BOMPIANI
mercoledì 26 febbraio 2025
Guerra e retorica
martedì 11 febbraio 2025
I quattro pilastri
lunedì 27 gennaio 2025
Alessandro Orsini - Teoria sociologica classica e contemporanea
Questo volume presenta il pensiero dei grandi autori della teoria sociologica classica e contemporanea.
La prima parte è dedicata a Comte, Spencer, Marx, Durkheim, Weber, Pareto e Simmel.
La seconda parte, invece, è dedicata alle principali teorie sociologiche contemporanee: il funzionalismo, la teoria del conflitto, l’interazionismo simbolico, la fenomenologia e la teoria della scelta razionale.
L’autore coniuga il rigore dell’esposizione a un linguaggio chiaro e accessibile, offrendo una panoramica, approfondita e assai estesa, delle principali problematiche che hanno attraversato la teoria sociologica dalle origini fino agli indirizzi contemporanei più consolidati.
Ogni capitolo si apre con un sommario e si conclude con un questionario: un utile strumento per aiutare il lettore a districarsi tra la molteplicità di approcci, metodi e ricerche, che dividono i sociologi in scuole separate e talvolta ostili.
EDITORE FELTRINELLI
martedì 14 gennaio 2025
La rivolta delle sette
La cosa più strana, circa l'avvenimento di cui hanno parlato i giornali e che va sotto il
nome di rivolta delle sette, è che essa era stata fissata per le sei. Ma in realtà poteva esser
fissata per un'ora qualsiasi, poiché per sette s'intendeva non l'ora, ma le associazioni
segrete che pullulano in quel paese. Sette, plurale di setta.
Purtroppo, finché c'è una sola setta, tutta va liscio; ma, quando esse cominciano a
moltiplicarsi, si salvi chi può. E questa fu causa non ultima dei guai a cui andò incontro il
moto insurrezionale.
Difatti gli organizzatori fissarono la sommossa, come detto, per le sei del pomeriggio. Ora
comoda, né troppo presto né troppo tardi, che permetteva a tutti di parteciparvi senza
scombussolare né l'orario d'ufficio né quello della cena. I congiurati si passarono la voce,
come è buon uso nelle congiure; e del resto non si può fare diversamente in questi casi, e
bisogna farlo con le dovute cautele. Un congiurato, passando accanto a un altro,
mormorava in fretta, senza guardarlo, per non dar nell'occhio agli altri passanti:
« Ci vediamo alla rivolta delle sette ».
L'altro credeva che alludesse non alle associazioni, ma alle ore. Né, del resto, poteva stare
a domandare spiegazioni, anzi doveva filar via come niente fosse. Cosi pure, si svolgevano
dialoghi di questo genere:
« Anche tu fai parte della rivolta... ».
« ... delle sette, sì. »
E i capi facevano circolare l'ordine: « Domani, tutti alla rivolta delle sette! Nessuno
manchi».
Conclusione: la maggior parte dei congiurati si presentò alle sette invece che alle sei. Voi
capite che, in una faccenda di questo genere, un ritardo può esser fatale. Determinò il fal-
limento. Fu per questo che, in un successivo tentativo, l'ora della rivolta fu fissata, a
scanso d'equivoci, per le sette. Col che gli organizzatori ottennero che, nominando soltanto
il moto sedizioso, si diceva contemporaneamente anche l'ora per cui era fissato e, d'altro
canto, dicendo l'ora, si indicava anche a quale moto si alludeva, con evidente risparmio di
tempo e di spesa, per tutto quello che si riferisce a stampati, circolari, ecc. Alcuni più
pignoli dicevano: « La rivolta delle sette delle sette ».
Ora bisogna sapere che le sette, in quel paese, erano una ventina, ma alla rivolta
partecipavano soltanto sette di esse, e non fra le più importanti. Quindi fu necessario dire:
«La rivolta delle sette sette», oppure: «La rivolta delle sette sette delle sette».
Ciò anche quando, prevalendo la tendenza unificatrice, le sette si ridussero a sette.
Ogni setta era composta di sette membri, i quali erano chiamati i sette delle sette sette, e
il loro moto sovversivo si chiamò la rivolta dei sette delle sette sette delle sette.
La cosa grave è che c'era un'altra rivolta, o meglio una controrivolta, un movimento
reazionario, insomma, i cui promotori nulla avevano a che fare con la prima e anzi erano
contro di essa e contro ogni setta.
Disgraziatamente questi, ignorando che l'altra rivolta era fissata per le sette, fissarono per
la stessa ora anche la loro. Non vi dico quello che successe fra i congiurati delle due parti,
che fecero confusioni tremende, sicché gli antisette finirono fra le sette, verso le sette e
mezzo, e le sette, fra gli antisette alle sette.
La controrivolta si chiamò la rivolta delle sette degli antisette contro la rivolta dei sette
delle sette sette delle sette.
In attesa che essa scoppiasse, i congiurati giocavano a tressette. E questi giuochi
passarono alla storia come i tressette della rivolta antisette delle sette, contro quella dei
sette delle sette sette delle sette.
Un caso curioso avvenne quando uno dei sette congiurati della rivolta delle sette contro
quella dei sette delle sette sette, giocando al tressette verso le sette, si fece un sette ai
pantaloni: e questo si dovette chiamarlo il sette del tressette d'uno dei sette della rivolta
antisette delle sette contro quella dei sette delle sette sette delle sette.
ACHILLE CAMPANILE