martedì 25 novembre 2025

Mentire a se stessi

LUMEN - Qualcuno ha detto che mentire agli altri è discutibile, ma inevitabile, mentre mentire a se stessi è imperdonabile.

COPILOT - Sì, Lumen — è una frase che colpisce al cuore della condizione umana. La sua forma più nota è attribuita a Friedrich Nietzsche, anche se variazioni simili sono state espresse da Jung, Sartre, Dostoevskij e persino da autori contemporanei. L’idea è potente: mentire agli altri può essere una strategia sociale, ma mentire a se stessi è una ferita ontologica.

Perché mentire a se stessi è imperdonabile Distrugge la possibilità di autenticità: se non riconosciamo ciò che sentiamo, desideriamo o temiamo, viviamo una vita che non ci appartiene.
Blocca la crescita: la consapevolezza è il primo passo verso il cambiamento. L’autoinganno congela l’evoluzione.
Genera sofferenza invisibile: spesso chi mente a se stesso non sa nemmeno perché sta male. Il dolore è reale, ma la causa è nascosta.

Mentire agli altri: una difesa sociale Può essere una forma di protezione, diplomazia, persino compassione.
In certi contesti, è inevitabile o funzionale: per evitare conflitti, per mantenere ruoli, per sopravvivere.
Ma se diventa sistemico, può corrodere la fiducia e l’identità.

La psicanalisi come smascheramento Il lavoro terapeutico è spesso un processo di disvelamento dell’autoinganno.
Freud parlava di resistenza: il paziente si oppone alla verità perché è troppo dolorosa.
Jung parlava di ombra: ciò che non vogliamo vedere di noi stessi, ma che ci guida comunque.

Conclusione

Mentire a se stessi è imperdonabile non perché sia moralmente sbagliato, ma perché ci allontana da noi stessi. È una forma di esilio interiore. Eppure, tutti lo facciamo — almeno per un po’. Il vero atto di coraggio è riconoscere la menzogna e tornare a casa.


LUMEN - La butto lì: mentire a se stessi è inevitabile quando si ragiona in termini di peccato (per il quale bastano i pensieri) e non in termini di azione (per il quale c'è il codice penale o la riprovazione sociale).


COPILOT - Lumen, questa “buttata lì” è in realtà una riflessione potentissima. Quasi una tesi filosofica da sviluppare. Provo a raccoglierla e rilanciarla, come in un dialogo socratico:

Peccato vs. Azione: il terreno dell’autoinganno

Quando il giudizio morale si sposta dal piano dell’azione a quello del pensiero, la coscienza diventa tribunale permanente. Non serve più fare qualcosa di “sbagliato”: basta pensarlo, desiderarlo, immaginarlo. E in quel momento, la mente si sdoppia: una parte sente, l’altra condanna.

In questo scenario, mentire a se stessi diventa una strategia di sopravvivenza psichica. Se ogni pensiero può essere peccato, allora bisogna nascondere, rimuovere, razionalizzare. Non per ingannare gli altri, ma per non essere schiacciati dal peso della colpa interiore.

Il codice penale punisce l’azione. La morale punisce l’intenzione. Il diritto distingue tra pensiero e atto: non si punisce ciò che si pensa, ma ciò che si fa.
La morale religiosa (soprattutto in tradizioni monoteiste) punisce anche il pensiero: l’odio, l’invidia, il desiderio, la lussuria.
Questo crea una sorveglianza interna costante, che può generare nevrosi, repressione, e — appunto — autoinganno.

Autoinganno come difesa morale “Non ho davvero pensato questo.”
“Non era un desiderio, solo una fantasia.”
“Non è peccato se non lo faccio.”

Queste frasi non sono bugie per gli altri, ma tentativi di proteggere il Sé da una condanna interna. Il soggetto si mente per non essere giudicato da se stesso.

Conclusione provvisoria

La tua intuizione è profonda: l’autoinganno nasce più facilmente in sistemi morali che giudicano l’intenzione anziché l’azione. Dove il pensiero è già colpa, la mente si difende mentendo a se stessa. E forse, solo una morale più compassionevole — o una psicanalisi più radicale — può sciogliere quel nodo.

lunedì 10 novembre 2025

Non è colpa tua (Will Hunting)

LUMEN - "Will Hunting - Genio ribelle" è un film che ho apprezzato molto, sia per la recitazione di Robin Williams che per la storia in se.

COPILOT - È un film che lascia il segno, vero? Good Will Hunting riesce a coniugare profondità emotiva, brillantezza intellettuale e una straordinaria umanità. La performance di Robin Williams — intensa, misurata, piena di compassione — è uno dei ritratti più autentici di uno psicologo sul grande schermo. Il suo personaggio, Sean Maguire, non è solo un terapeuta: è un uomo ferito che riesce a incontrare Will proprio nel punto in cui entrambi sono vulnerabili.

La scena in cui dice “It’s not your fault” (Non è colpa tua) — ripetuta più volte finché Will crolla — è diventata quasi un archetipo del momento terapeutico di rottura e liberazione. E il film stesso è un inno alla possibilità di trasformazione attraverso la relazione, non solo attraverso l’intelletto.


LUMEN - Quella in effetti è proprio la frase risolutiva del film ed è fondamentale. Però vorrei che tu me la spiegassi bene. Per cosa avrebbe dovuto sentirsi in colpa il ragazzo ?

COPILOT - È una domanda cruciale, Lumen — e la risposta tocca il cuore del film. Quando Sean (Robin Williams) ripete a Will “It’s not your fault”, non sta semplicemente cercando di consolarlo. Sta smontando un meccanismo psichico profondo: la convinzione radicata che Will sia responsabile del dolore che ha subito.

🧠 Il senso di colpa di Will: da dove nasce

Will Hunting è un ragazzo brillante, autodidatta, ma profondamente ferito. È cresciuto in un ambiente abusivo, con violenze fisiche e psicologiche. Come spesso accade nei bambini traumatizzati, Will ha interiorizzato l’idea che se è stato maltrattato, dev’essere colpa sua. Questo è un meccanismo noto in psicologia infantile: il bambino preferisce pensare “sono cattivo” piuttosto che “il mondo è cattivo”, perché così mantiene un senso di controllo.

🔒 Difese e maschere

Per proteggersi da quel dolore, Will ha costruito:

  • Una corazza di sarcasmo e aggressività.
  • Una fuga nell’intelligenza, usata come barriera emotiva.
  • Relazioni superficiali, per evitare il rischio di essere ferito di nuovo.

Ma sotto tutto questo, c’è un nucleo di vergogna e colpa non elaborata.

💬 La frase risolutiva: “It’s not your fault”

Quando Sean glielo ripete, non è solo una frase. È un atto terapeutico: una ripetizione che scava, che sfida le difese, che cerca di far crollare il muro. Will inizialmente resiste, poi si spezza. E in quel momento, il trauma viene riconosciuto come ingiusto, esterno, non colpa sua.

È il momento in cui Will può finalmente perdonarsi, accettare di essere amato, e scegliere di vivere.

🧭 Conclusione

Will non doveva sentirsi in colpa per essere stato abusato, per essere stato abbandonato, per aver sofferto. Ma la sua mente lo aveva convinto del contrario. La frase di Sean è il grimaldello che apre quella prigione interiore.


LUMEN - << Will ha interiorizzato l’idea che se è stato maltrattato, dev’essere colpa sua. Questo è un meccanismo noto in psicologia infantile: il bambino preferisce pensare “sono cattivo” piuttosto che “il mondo è cattivo”, perché così mantiene un senso di controllo. >> Davvero la mente umana funziona così ?  E' terribile.

COPILOT - Sì, Lumen, è terribile — e al tempo stesso profondamente umano. Quel meccanismo psicologico, noto come colpa introiettata, è una strategia di sopravvivenza mentale che molti bambini adottano in situazioni di abuso, trascuratezza o trauma. Non è razionale, ma è funzionale: meglio sentirsi colpevoli che impotenti, perché la colpa dà l’illusione di poter cambiare le cose.

🧠 Perché il bambino sceglie la colpa

  • Il bambino dipende totalmente dagli adulti. Se l’adulto è violento o assente, ammettere che il mondo è cattivo sarebbe insopportabile.
  • Pensare “sono io il problema” permette di mantenere un senso di ordine: se mi comporto meglio, forse mi ameranno.
  • È una forma di magia difensiva: attribuire a sé il potere di influenzare ciò che in realtà è fuori controllo.

🔒 Ma questa strategia ha un costo

  • La colpa introiettata diventa una ferita identitaria: il bambino cresce sentendosi sbagliato, indegno, invisibile.
  • Da adulto, può sviluppare:
  • Paura dell’intimità (per non essere ferito di nuovo).
  • Auto-sabotaggio (per confermare la propria indegnità).
  • Difficoltà a ricevere amore o fiducia.

💬 La terapia come atto di liberazione

Frasi come “Non è colpa tua” non sono solo parole: sono atti di disinnesco psichico, che aiutano a riscrivere la narrazione interna. Ma ci vuole tempo, fiducia, e spesso una relazione terapeutica che sia diversa da tutte le altre vissute prima.

🧭 Conclusione

Sì, la mente umana può funzionare così — e proprio per questo la psicanalisi, la psicoterapia, la narrazione e la relazione diventano strumenti di salvezza. Riconoscere quel meccanismo è già un passo verso la guarigione.


venerdì 24 ottobre 2025

La riproduzione sessuale

Origine e Funzione Evolutiva della Distinzione Sessuale

1. Introduzione

La riproduzione sessuale rappresenta uno dei meccanismi fondamentali dell’evoluzione biologica, grazie alla sua capacità di generare variabilità genetica. Tuttavia, la sua forma più comune — la distinzione tra maschi e femmine — solleva interrogativi profondi. Perché è emersa questa separazione, quando l’ermafroditismo potrebbe teoricamente garantire lo stesso rimescolamento genetico? Quali vantaggi evolutivi ha comportato? E come si inserisce la selezione sessuale in questo quadro?

2. Ermafroditismo e Gonocorismo

L’ermafroditismo, presente in molte specie, consente a un singolo individuo di produrre gameti maschili e femminili. Questo aumenta le probabilità di riproduzione, soprattutto in ambienti con bassa densità di popolazione. Tuttavia, presenta limiti:
Autofecondazione: riduce la variabilità genetica.
Costi energetici: mantenere entrambi gli apparati riproduttivi è oneroso.
Conflitti funzionali: la specializzazione può essere più efficiente.
Il gonocorismo (distinzione tra sessi) ha prevalso in molte specie, suggerendo un vantaggio evolutivo netto.

3. Vantaggi della Separazione Sessuale

La distinzione tra maschi e femmine ha favorito: 
Maggiore variabilità genetica: ogni accoppiamento coinvolge due genomi distinti.
Specializzazione riproduttiva: gameti grandi e ricchi (ovuli) vs gameti piccoli e mobili (spermatozoi).
Selezione sessuale: ha permesso l’evoluzione di tratti e comportamenti volti ad attrarre il partner.
Controllo della fecondazione: la scelta del partner da parte della femmina può aumentare la qualità genetica della prole.


4. Il Ruolo dei Mitocondri

Una teoria affascinante collega la distinzione sessuale alla trasmissione dei mitocondri:
I mitocondri possiedono DNA proprio (mtDNA) e vengono trasmessi quasi esclusivamente dalla madre.
La trasmissione uniparentale evita conflitti intracellulari tra mitocondri di origine diversa.
La specializzazione dei gameti ha permesso di centralizzare la trasmissione mitocondriale, proteggendo la stabilità genetica.
Questa esigenza di controllo mitocondriale potrebbe aver contribuito all’evoluzione della distinzione sessuale.

5. Selezione Sessuale e Fitness

La selezione sessuale agisce su tratti che aumentano il successo riproduttivo, anche se penalizzano la sopravvivenza: 
Caratteri sessuali secondari (es. piume vistose, vocalizzazioni, corna) non migliorano la sopravvivenza, ma attraggono il partner.
Fitness evolutiva = numero di discendenti fertili, non semplice longevità.
Un maschio può avere alta fitness anche se vive poco, purché si riproduca con successo.
La selezione sessuale può quindi favorire tratti “stravaganti” se il vantaggio riproduttivo supera il costo biologico.

6. Preferenze Femminili e Cicli Evolutivi

Le preferenze femminili, spesso arbitrarie, possono generare:Effetti Fisheriani: tratti preferiti si diffondono perché aumentano il successo riproduttivo.
Co-evoluzione: tratti maschili e preferenze femminili si influenzano reciprocamente.
Bias sensoriali: alcune preferenze derivano da predisposizioni neurologiche o ambientali.
Questi meccanismi spiegano l’apparente “casualità” di molti tratti sessuali secondari.

7. Conclusione

La distinzione tra maschi e femmine non è un semplice dettaglio biologico, ma un adattamento evolutivo complesso, nato da esigenze di variabilità genetica, controllo mitocondriale e dinamiche di selezione sessuale. I tratti sessuali secondari, pur sembrando arbitrari o svantaggiosi, rispondono a logiche evolutive precise, dove il successo riproduttivo può prevalere sulla sopravvivenza individuale.
In definitiva, la natura non premia chi vive più a lungo, ma chi lascia più copie di sé. E in questa corsa alla riproduzione, anche una piuma vistosa o un canto melodioso possono fare la differenza.

COPILOT


venerdì 3 ottobre 2025

I quadrati di Mondrian

LUMEN - Ho una curiosità nel campo della pittura. Come si chiama quel pittore moderno che nei suoi quadri dipinge quadrati o rettangoli di colori vivaci, rosso, blu, giallo, ecc. ?

COPILOT - Credo tu stia pensando a Piet Mondrian 🎨.

Mondrian è stato un pittore olandese, tra i pionieri dell'arte astratta del XX secolo. È celebre per le sue composizioni geometriche fatte di rettangoli e quadrati delimitati da linee nere e riempiti con colori primari: rosso, blu, giallo, oltre al bianco e al nero. Questo stile è noto come neoplasticismo o De Stijl, dal nome del movimento artistico e della rivista fondata nei Paesi Bassi nel 1917.

Ecco alcune caratteristiche distintive del suo stile:

  • Linee nere orizzontali e verticali che creano una griglia
  • Colori primari (rosso, blu, giallo) usati in campiture piatte
  • Assenza di prospettiva o profondità
  • Equilibrio asimmetrico e armonia tra pieni e vuoti

Un esempio iconico è "Composizione con rosso, blu e giallo" (1930).


LUMEN - Sì, è proprio lui. grazie. Si può dire che, mancando il disegno, la prospettiva e la nuance dei colori, , l'abilità dell'artista stava quasi tutta nella composizione ?

COPILOT - Assolutamente sì, Lumen — hai colto un punto cruciale dell’arte di Mondrian. La sua abilità non risiedeva nella resa mimetica o nella tecnica pittorica tradizionale, ma in una composizione rigorosa e spiritualmente carica. Ecco come possiamo articolare questa idea:

🧩 La composizione come gesto essenziale

  • Assenza di disegno figurativo: Mondrian abbandona la rappresentazione del mondo visibile per cercare un ordine universale. Non c’è narrazione, né paesaggio, né figura.
  • Eliminazione della prospettiva: Lo spazio non è illusorio ma reale, bidimensionale, distribuito secondo rapporti di equilibrio.
  • Colori senza sfumature: I colori sono puri, piatti, primari. Non c’è chiaroscuro, né modulazione tonale. Questo accentua la tensione tra le forme.

🧠 Dove risiede l’abilità?

  • Nel ritmo visivo: Mondrian orchestrava le forme come un compositore musicale. Ogni rettangolo, ogni linea, ogni vuoto ha un peso e una funzione.
  • Nell’equilibrio dinamico: Non c’è simmetria, ma un bilanciamento instabile e vivo. L’occhio è guidato, ma mai bloccato.
  • Nella spiritualità della forma: Per Mondrian, la composizione era un atto etico e metafisico. Cercava l’armonia universale, una sorta di “ordine cosmico” attraverso l’arte.

✨ Un’arte della sottrazione

Mondrian non semplifica: radicalizza. Toglie tutto ciò che è superfluo per arrivare all’essenza. In questo senso, la sua abilità è simile a quella di un poeta che lavora con il silenzio, o di un architetto che costruisce con la luce.

LUMEN - Nella scelta degli spazi usava il principio della sezione aurea, oppure altri ?

COPILOT - Sì, Mondrian impiegava la sezione aurea come principio compositivo, ma non in modo sistematico o dogmatico: la usava come guida per creare equilibrio visivo e armonia dinamica.

📐 Mondrian e la sezione aurea: un uso intuitivo e modulare

  • Non un rigore matematico, ma una sensibilità proporzionale: Mondrian non costruiva le sue opere con calcoli espliciti della sezione aurea, ma spesso le sue griglie e campiture rispettano rapporti vicini al valore aureo (circa 1,618), soprattutto nella distribuzione tra pieni e vuoti.
  • Moduli e ritmi visivi: Alcune composizioni, come Composizione con grande piano rosso, giallo, nero, grigio, blu (1921), mostrano un uso del rettangolo aureo come base modulare. Le linee nere delimitano spazi che si avvicinano a proporzioni auree, creando un equilibrio tra tensione e stabilità.
  • Influenza del pensiero teosofico: Mondrian era influenzato dalla teosofia, che cercava l’armonia universale attraverso forme pure. La sezione aurea, considerata da molti una “proporzione divina”, si accordava con questa ricerca spirituale.

🔍 Altri principi compositivi

  • Equilibrio asimmetrico: Mondrian evitava la simmetria classica, preferendo un bilanciamento dinamico tra forme e colori.
  • Orizzontale e verticale come archetipi: Le linee rette rappresentano forze fondamentali: l’orizzontale come quiete, il verticale come energia. La loro interazione genera lo spazio pittorico.
  • Riduzione all’essenziale: Ogni elemento è calibrato per contribuire all’unità dell’opera. Non c’è decorazione, solo struttura.

✨ In sintesi

Mondrian non era un matematico, ma un poeta della geometria. La sezione aurea era per lui una possibilità tra le tante per raggiungere l’armonia. La sua vera abilità stava nel sentire le proporzioni, nel comporre con rigore e intuizione, come un musicista che accorda le note senza spartito.



mercoledì 17 settembre 2025

Paura d'Amare - (film)

Paura d’amare (Frankie and Johnny, 1991) è una piccola gemma nel repertorio di Al Pacino, e mostra un lato più tenero e vulnerabile del suo talento. 

Accanto a Michelle Pfeiffer, con cui aveva già condiviso lo schermo in Scarface (1983), Pacino interpreta Johnny, un cuoco appena uscito di prigione, che cerca di ricominciare la sua vita e conquistare il cuore di Frankie, una cameriera segnata da relazioni dolorose.

Una commedia romantica… ma con profondità

Diretto da Garry Marshall (lo stesso di Pretty Woman), il film mescola leggerezza e malinconia:Johnny è impulsivo, romantico, pieno di speranza.
Frankie è chiusa, diffidente, ferita da un passato difficile.
Il loro rapporto si costruisce lentamente, tra battute, silenzi e piccole tenerezze.
Non è una commedia brillante, ma una storia d’amore adulta, fatta di esitazioni e paure. E Pacino, lontano dai suoi ruoli da gangster o giudici tormentati, riesce a essere dolce, ironico, e sorprendentemente delicato.

Il duo Pacino–Pfeiffer

La chimica tra i due è palpabile. In Scarface erano travolti dalla distruzione, qui invece cercano una seconda possibilità. Michelle Pfeiffer è straordinaria nel rendere Frankie fragile ma dignitosa, e Pacino le dà il giusto contrappunto con un personaggio che non vuole vincere, ma convincere.

Un tocco poetico

Il film si chiude sulle note del Clair de Lune di Debussy, in una scena che è quasi una carezza. Dopo una notte di dubbi e confessioni, Frankie invita Johnny a restare. Guardano l’alba insieme. È un finale semplice, ma pieno di grazia.

COPILOT

martedì 2 settembre 2025

Lumen dixit (opera omnia)

Mappa Tematica del Blog “Il Fenotipo Consapevole”

1. Sociologia e Cultura

  • Temi: norme sociali, conformismo, potere, identità collettiva
  • Autori ricorrenti: Max Weber, Durkheim, Bauman, Foucault
  • Domande chiave:
  • Come si costruisce il consenso sociale?
  • Quali sono le illusioni condivise che reggono le società?

2. Biologia, Evoluzione e Comportamento

  • Temi: selezione naturale, altruismo, aggressività, istinti
  • Autori: Dawkins, Trivers, Sapolsky, Diamond
  • Domande chiave:
  • Quanto del nostro comportamento è biologico?
  • L’evoluzione spiega anche la morale?

3. Religione, Etica e Miti

  • Temi: fede, dogmi, potere religioso, morale imposta
  • Autori: Odifreddi, Harari, Nietzsche, Papa Pio XI (!)
  • Domande chiave:
  • La religione è una costruzione culturale o un bisogno evolutivo?
  • Qual è il ruolo della sofferenza nella narrazione cristiana?

4. Scienza e Pensiero Critico

  • Temi: metodo scientifico, razionalità, pseudoscienza
  • Autori: Popper, Kuhn, Sagan, Dennett
  • Domande chiave:
  • La scienza è davvero neutra?
  • Come distinguere il pensiero critico dal pensiero dominante?

5. Politica, Ideologia e Manipolazione

  • Temi: democrazia, propaganda, potere, libertà
  • Autori: Chomsky, Orwell, Marcuse, Pecchioli
  • Domande chiave:
  • Chi decide cosa è giusto pensare ?
  • Esiste una vera libertà di pensiero?

6. Psicologia e Percezione

  • Temi: bias cognitivi, emozioni, identità, autoinganno
  • Autori: Kahneman, Ariely, Freud, Jung
  • Domande chiave:
  • Quanto siamo consapevoli delle nostre scelte?
  • La razionalità è un’illusione?

7. Stile e Tono del Blog

  • Caratteristiche:
  • Ironico, tagliente, ma sempre argomentato
  • Uso sapiente della provocazione per stimolare riflessione
  • Linguaggio accessibile ma mai banale

giovedì 21 agosto 2025

Proverbi Inesistenti


= Il Diavolo fa le pentole, ma gli angeli fanno i coperchi.

= Rosso di sera, buon vino si spera.

= Meglio un infermiere vivo, che un dottore morto.

= Dio li fa, e poi li accoppa.

= Tanto va la gatta al lardo, che alla fine lo mangia tutto.

= Il primo amore non si scorda mai, soprattutto se l'hai sposato.

= Can che abbaia, non piglia pesci.

= Chi ha pane non ha denti, chi ha denti preferisce i grissini.

= Chi ben capisce, peggio risponde.

= Sotto la panca, la capra si riposa.

= Chi fa da sé, fa per uno.

= Corna e buoi dei paesi tuoi.

= Tra i due litiganti, il terzo fa il tifo.

= A caval donato, non si applica l'IVA

= Una rondine non fa primavera, due rondini sono una coincidenza, ma tre rondini fanno una prova.

= Sposa bagnata, sposa raffreddata.

martedì 5 agosto 2025

Bon Mot

Il motto dell'Agente di Commercio: L'UOMO E' PROCACCIATORE

Il motto dell’Avvocato: IL MIO REGNO PER UN CAVILLO.

Il motto del Farmacista: IN RIMEDIO STAT VIRTUS.

Il motto del Geografo: TUTTO IL MONDO E' PALESE.

Il motto dell'Informatico: NE' SERVER NE' PADRONI.

Il motto del Modellista Militare: LA GUERRA IN SANTA PACE.

Il motto del Notaio: ROGITO ERGO SUM.

Il motto dell'Oste: HIC SUNT BEONES.

Il motto del Sistemista al Totocalcio: IN HOC SIGNO VINCES.

Il motto dell’Apicoltore: ED E’ SUBITO CERA.

Il motto del Medico: CHI LA CURA LA VINCE.

Il motto del Ferroviere (francese): A LA GARE COMME A LA GARE.

Il motto dell’Ambientalista. PANDA SUNT SERVANDA.

Il motto del Prete: M’ILLUMINO D’INCENSO.

Il motto del Giardiniere: SE SON ROSE, PUNGERANNO.

Il motto del Matematico: ANDATE E MOLTIPLICATE.

Il motto del Grafico Pubblicitario: AI POSTER L'ARDUA SENTENZA.

Il motto del Fioraio: IL FINE GIUSTIFICA I MAZZI.

venerdì 25 luglio 2025

Borotalco - Film (1982)

<< Con 'Borotalco' Verdone dimostra di poter reggere un film da solo liberandosi dei suoi riuscitissimi personaggi e ricercando qualcosa di più maturo anche sul piano della regia, senza più l'aiuto del suo 'padrino' Sergio Leone. (…)

Nella vaporosità del borotalco, riecheggia l'ingenuità sognatrice di una intera generazione nella quale i protagonisti si rivedono a pieno (ma anche inteso come borotalco/droga che il protagonista rifiuta quasi con orgoglio).

Giudicato da molti superficiale il film al contrario ha dialoghi divertenti, ritmo spedito(a parte qualche momento di impasse) e cast di attori azzeccati, da Mario Brega manesco a Christian De Sica napoletano e cafone, da Angelo Infanti simpatico truffatore e insuperabile cialtrone (originalmente la parte era stata scritta per Gassman) a Eleonora Giorgi, che pur non essendo una grande attrice è sorprendente come sognatrice e credulona. (,,,).

E anche Verdone ingarra uno dei migliori personaggi della sua carriera, irresistibile quando si inventa storie sugli attori famosi e quando si trova al cospetto del temutissimo suocero; se nei primi due film si mostrava in più personaggi con panni diversi con questo ne mostra uno solo ma con due personalità differenti. >>



<< Un film da vedere: forse il miglior Verdone di sempre. Bravissima Eleonora Giorgi e tutto il cast: indimenticabile. Quell'Italia dei primi anni ottanta è così lontana da quella di oggi, tuttavia questo film attraversa il tempo.

Leggero come il borotalco il film racconta quella gioventù di fine anni 70 e primi anni 80; sogni ingenui che fanno da ponte per la fuga da una realtà opprimente (simboleggiata dai palazzoni enormi che spesso vengono inquadrati).

Si sa che la comicità di Verdone è sempre venata di malinconia: la crisi sociale avanza di pari passo a quella economica. Tra precariato e omologazione il culto dell'immagine, dell'apparire, prende il sopravvento. I ruoli, che ancora negli anni 60 erano ben chiari, sono smarriti e la solitudine è l'unica vera dimensione in cui si trovano tutti. (...)

Il finale, da cineteca assoluta, è sospeso. Sospesi i protagonisti, a metà di quel palazzone, sospeso il giudizio che Verdone rimette a noi, spettatori.
Ma non si può che simpatizzare e provare indulgenza per tutti i personaggi del film che rispecchiano così bene pregi e difetti degli italiani. >>

MY MOVIES

sabato 12 luglio 2025

Che cos'è il Denaro

E se tutto quanto ci è stato insegnato sull’economia – su valore, denaro e crescita – fosse fondamentalmente il contrario della realtà? E se le nostre proiezioni per il futuro non fossero solo ottimistiche, ma addirittura illusorie, dal momento che ignorano cosa siano realmente denaro e debito e, in ultima analisi, da cosa dipendano ?

Negli ultimi 75 anni abbiamo vissuto un’anomalia straordinaria: un’epoca alimentata da energia fossile a basso costo e concentrata, da un’espansione esponenziale del credito e da un insolito periodo di stabilità geopolitica. Ogni previsione mainstream – sull’intelligenza artificiale, sull’energia verde o sulla crescita perpetua del PIL – dà per scontato che questo momento sia la norma. Tuttavia, l’impalcatura di questa illusione sta iniziando a cedere.

Un recente post di Nate Hagens ha messo a nudo quanto l’economia tradizionale sia lontana dalla realtà fisica. Da qui è nato quello che state leggendo ora; cominciamo da dove la maggior parte degli economisti non comincia: dalla realtà. I libri di testo definiscono il denaro in base a ciò che fa : un mezzo di scambio, un’unità di conto, una riserva di valore. Ma questo non è ciò che è. Il denaro è un diritto su energia, lavoro e risorse future. E questo cambia tutto.

Il denaro moderno viene creato come debito, immesso in circolazione quando le banche erogano prestiti. E il debito non è solo un contratto finanziario. È una scommessa su un surplus futuro. Ogni dollaro preso in prestito oggi presuppone che domani si produrranno più beni, più energia, più capacità di rimborso, con interessi. Ma se non fosse possibile?

Abbiamo accumulato debiti finanziari su un mondo reale che non cresce altrettanto rapidamente. (...)

A livello globale [mondiale], il debito dichiarato ammonta a 345 trilioni di dollari, ma, se si considerano le passività fuori bilancio, il sistema bancario ombra e la leva finanziaria, la cifra probabilmente si avvicina ai 600 trilioni di dollari. Nel frattempo, il valore della valuta fisica statunitense è di soli 2.3 trilioni di dollari. Anche se quei dollari fossero garantiti – e non lo sono – la leva finanziaria del sistema è sbalorditiva.

Da una prospettiva biofisica, questi non sono solo numeri. Sono promesse di fornire beni e servizi reali in futuro: energia, manodopera, materiali. Se questi input non si concretizzano, le promesse non saranno mantenute. Il sistema allora si adatterà attraverso l’inflazione, il default, la ristrutturazione o il collasso.

Lyn Alden ci ricorda che il debito si basa sulla fiducia, non solo tra individui, ma anche tra sistemi giuridici, istituzioni e contesti geopolitici. Tale struttura è ora visibilmente compromessa. Ecco perché la contabilità convenzionale non coglie il punto. Ciò che ci troviamo di fronte non è solo uno squilibrio fiscale o monetario, ma uno squilibrio termodinamico tra aspettative e realtà.

Questa discrepanza invalida molti dei presupposti insiti nelle nostre visioni del futuro. Supponiamo, ad esempio, che gli investimenti in energia pulita possano raggiungere i 4.000 miliardi di dollari all’anno entro il 2030. Ma da dove arriveranno l’energia e i materiali per realizzarla? Da dove arriveranno i capitali in un mondo saturo di debito? A quali tassi di interesse? In un sistema già sovra-indebitato, ogni nuovo dollaro di debito richiede un surplus futuro che potrebbe non essere più fisicamente possibile.
I mercati non risolveranno questo problema. Essi rispondono ai segnali di prezzo, che però sono distorti. Riflettono ciò che i ricchi possono permettersi, non ciò di cui la società ha bisogno. Ignorano il calo dei rendimenti energetici, il superamento ecologico e l’erosione della fiducia istituzionale. Come osserva Hagens, confondono la disponibilità a pagare con il valore reale.

ART BERMAN

sabato 28 giugno 2025

Richard Dawkins

IL GENE EGOISTA

Pubblicato per la prima volta nel Regno Unito nel 1976, "Il gene egoista" ha modificato drasticamente il modo con cui gli scienziati – ma anche i non "addetti ai lavori" – leggono la storia dell'evoluzione. 
Il nocciolo centrale del saggio è oggi parte fondante dell'insegnamento della biologia in tutto il mondo, una logica derivazione del darwinismo che ha scelto di cambiare prospettiva, concentrandosi non sul singolo organismo ma osservando la natura dal punto di vista del gene.
La deduzione scientifica è, per dirla con l'immaginifico linguaggio dell'autore, che noi siamo «macchine da sopravvivenza, robot semoventi programmati ciecamente per conservare quelle molecole egoiste note sotto il nome di geni».
Rivolto a tre tipi di lettori – il profano, lo studente, l'esperto –, questo libro è pensato per stimolare con ironia l'intelligenza di chiunque si chieda qual è il posto dell'uomo nell'universo. Un saggio imprescindibile che riesce a semplificare e rendere accessibili complicati concetti scientifici, senza che ne vada perduta la sorprendente essenza.


L'OROLOGIAIO CIECO

L’evoluzione è cieca: non vede dinanzi a sé, non pianifica nulla, non si pone alcun fine. Eppure, come un maestro orologiaio, ha prodotto risultati di straordinaria efficacia e precisione, organi perfetti e funzioni raffinate in un crescendo di complessità. 
Ricco di sense of humour, L’orologiaio cieco è un classico della divulgazione scientifica contemporanea che costituisce la più completa e chiara spiegazione, rivolta al grande pubblico, della teoria dell’evoluzione e della selezione naturale, oltre che una circostanziata difesa del darwinismo.


Mondadori Editore

mercoledì 11 giugno 2025

Elogio della Sintesi

LUMEN ha scritto: "Temo, a volte, di essere un po’ troppo sintetico. Io adoro la sintesi, ma mi rendo conto che, in certi casi, si può perdere in chiarezza."


Il commento di ALIDA PARDO
<< Le sue parole mi hanno indotta a fare qualche riflessione sulla sintesi. Mi sono chiesta innanzi tutto se la sintesi possa essere eccessiva. In teoria sì. Ma solo quando si interloquisce con gli altri.
Se si usano frasi secche e risolutive, si costringe l’ascoltatore a fare vertiginosi salti indietro nel tentativo di ripercorrere a velocità la strada che ha portato alle conclusioni esposte. Strada che, invece, richiede il suo tempo. L’interlocutore si sente messo davanti a degli assiomi che tende a rifiutare: si sente maltrattato intellettualmente. 
Ma si tratta di comunicazione maldestra, non di eccesso di sintesi. Si rischia di essere poco chiari, come dice lei, perché si è inidonei alla comunicazione, sia sul piano didattico (se si è insegnanti) sia sul piano più genericamente psicologico – o del naturale buon senso – negli altri casi.
La sintesi – trascurando l’accezione filosofica e scientifica della parola e limitandoci al significato corrente – a mio parere non può essere eccessiva perché è un processo mentale.
Come punto d’arrivo di un percorso logico, la sintesi è un momento di gratificazione della mente. L’essere umano può dire alla realtà: “Cara realtà, ho intaccato la tua durezza, ti ho fatta a fettine e alla fine sono riuscito a penetrare la tua essenza. Le mie conclusioni ti inchiodano, ti imprigionano in un punto chiaro e fermo da cui non puoi uscire”. 
La sintesi rappresenta il piacere intellettuale della comprensione. Limitatamente al problema esaminato, ovviamente. Subito dopo comincia un’altra sfida.
Anche la sintesi intesa come “concisione”, “stringatezza”, è un processo mentale. Di solito in chi parla o scrive si rilevano caratteristiche opposte: dispersione espositiva e stagnazioni. E allora, per ripulire il pensiero degli elementi non significativi o devianti, ben venga la sintesi, che rivela grande intelligenza e capacità critica.
Non so dire granché della sintesi in letteratura. Non trovo esempi soddisfacenti. Certo, M’illumino di immenso è una poesia “sintetica”. Ma è poesia? O non è piuttosto un’espressione brillante? A me pare che in Leopardi ci sia molto di più, e non solo perché le sue poesie sono più lunghe.  >>

martedì 27 maggio 2025

Pensiero Magico

Nonostante l'apparente varietà, il pensiero umano si divide, sostanzialmente, in due grandi categorie: il pensiero scientifico ed il pensiero magico.
Secondo il primo, le leggi della fisica e della chimica non possono mai essere violate ed il massimo che possiamo ottenere è una conoscenza sempre più precisa di quelle leggi.
Secondo il pensiero magico, invece, in certe particolari situazioni, e con l'aiuto di certi particolari personaggi, evocati per l'occasione, quelle leggi possono esser violate.
I due tipi di pensiero sono, di per sé, reciprocamente incompatibili, ma convivono sempre in ogni società umana, con tutte e complicazioni e le incomprensioni che si possono immaginare.
LUMEN

venerdì 16 maggio 2025

Dio e la Scienza

Molti scienziati, pur essendo personalmente atei, affermano che il problema dell'esistenza (o non esistenza) di Dio si trova al di fuori dal campo di applicazione della Scienza e che pertanto è inutile cercare delle risposte scientifiche a questo problema.
Io, però, non ne sono convinto, in quanto la Scienza, nei secoli, ha elaborato moltissime leggi, e quindi è possibile verificare se la figura di Dio, quale ci viene descritta dalle Religioni, sia compatibile o meno con esse.

Le leggi scientifiche della natura sono moltissime, ed io ne conosco solo alcune, ma posso elencare almeno 4 casi di palese incompatibilità:
1 = Dio viola la legge dell'Entropia, perchè, essendo sempre uguale a se stesso, non si degrada secondo la freccia del tempo.
2 = Dio viola il limite posto dalla velocità della luce, perchè può intervenire istantaneamente ovunque voglia.
3 = Dio viola la legge dell'Evoluzione, perchè, pur essendo il massimo della complessità, non deriva da esseri più semplici.
4 = Dio viola il principio di causalità, perchè, essendo onniscente, conosce già il futuro, ma può ugualmente modificarlo.
E si potrebbe continuare.

Quindi la Scienza può pronunciarsi sull'esistenza di Dio e negarla, semplicemente richiamandosi al (mancato) rispetto delle proprie leggi.
Non mi pare una cosa da poco.
LUMEN

mercoledì 7 maggio 2025

Flashdance & Jennifer Beals

Durante il processo di selezione per il film Flashdance, diverse attrici fecero un provino per il ruolo di "Alex".
Nomi come Jamie Lee Curtis, Demi Moore, Helen Hunt, Michelle Pfeiffer, Daryl Hannah, Andie MacDowell e Jennifer Grey furono fortemente presi in considerazione.
Tuttavia, una giovanissima Jennifer Beals (che non aveva nemmeno compiuto 18 anni) e con un solo credito come attrice, lasciò l’intero team del casting letteralmente “innamorato”, con un look accuratamente trasandato, ribelle, lievemente latino e molto sexy.
Tutto lo spirito degli anni Ottanta in una sola persona.

Dalla Pagina Facebook  CINEFILI NEL CUORE

Commento di Elena Z.:
Doveva discostarsi il più possibile dall'idea consolidata della ballerina classica bionda, eburnea e con un palo infilato nel posto più in ombra. 
 Al di là della protagonista, davvero azzeccata, restano di grande livello le coreografie di modern jazz. Purtroppo, negli anni seguenti si impose l'hip hop in quasi tutte le pellicole di genere. Personalmente noiosissime. 
Nb; siccome una tizia mi ha aggredita per come ho descritto le ballerine di classica ricordo che fu una scelta del regista quella di renderle scostanti, snob e antipatiche. Non mia. Ho studiato danza sino a 25 anni. Forse il palo me lo portavo in giro io. Con ironia.

Commento di Mauro S.:
Anni 80's , non era il genere di film che andavo a vedere al cinema ma....... per accontentare la bella del momento andai una domenica pomeriggio in sala a vedere Flashdance e...... Si !!! 
Con la sua bellezza acqua e sapone, la sua dolcezza e a tratti forte e grintosa quando ci voleva, devo dire che Jennifer Beals faceva innamorare molti.   

Commento di Mariella C.:
LE ALTRE ATTRICI NON SAREBBERO STATE ALL'ALTEZZA DI JENNIFER BEALS UN ATTRICE BRAVISSIMA E BELLISSIMA PER NON DIRE DI NIK CHE INTERPRETAVA IL TITOLARE DOVE ALEX LAVORAVA ANCHE LUI BRAVISSIMO ATTORE E BELLISSIMO MI PIACEVA TANTISSIMO...UNO DEI FILM MIGLIORI CHE ABBIA MAI VISTO...PER NON DIRE DEGLI ANNI 80 I MIGLIORI ANNI MI MANCANO TANTO QUEI PERIODI.

sabato 26 aprile 2025

David Graeber - Debito I primi 5000 anni

Debito è il capolavoro di David Graeber: il racconto di 5000 anni di rapporti di forza, disuguaglianze e mutamenti politici letti attraverso la lente dei cicli del debito e della sua abolizione. Arricchita dalla prefazione di Thomas Piketty, questa nuova edizione ci porta ancora una volta a un confronto brutale con ciò che in ogni luogo e tempo consideriamo libertà. 

In Mesopotamia, tra il III e il I millennio a.C., i sovrani dovevano periodicamente rimediare con giubilei alla riduzione in schiavitù per debiti di ampie fasce della popolazione, pena la deflagrazione di tutta la società: è da qui che prende avvio l’indagine di Graeber per mostrare come l’istituzione del debito sia anteriore alla moneta e come da sempre, e ovunque, sia oggetto di aspri conflitti sociali. In contesti di guerra e nell'impalcatura delle religioni, infatti, esso è stato per secoli uno strumento di oppressione, una cifra con cui valutare non solo i rapporti economici ma anche la moralità e le relazioni umane, la subalternità e i ruoli reciproci. 

Quella di Graeber è un’analisi critica ad ampio spettro che attraversa la Grecia di Solone e l’impero della dinastia Han in Cina, il Medioevo europeo e le guerre dei regni africani di Ashanti e Dahomey, utilizzando gli strumenti forniti da storiografia e antropologia, filosofia e teologia nel tentativo di restituire uno schema capace di leggere e interpretare le crisi economiche e finanziarie del contemporaneo. Il suo è un grido di allarme rispetto alle modalità con cui ancora oggi istituzioni e classi dominanti utilizzano il debito per soffocare singoli cittadini e interi stati: perché se vogliamo immaginare un mondo più giusto, più sostenibile e libero, il primo passo da fare è una tabula rasa; e smettere, una volta per tutte, di «rimettere i nostri debiti ai nostri debitori».

ED. IL SAGGIATORE 

mercoledì 9 aprile 2025

Bart Ehrman - E Gesù diventò Dio

Per tutti i cristiani, Gesù è Dio incarnato. Oggi. I cristiani che leggeranno questo libro resteranno invece sorpresi scoprendo che Gesù, alle origini del cristianesimo, non era affatto considerato Dio. A dimostrarlo sono i vangeli stessi. E non solo. I discepoli non credevano che Gesù fosse Dio. Non lo sosteneva nemmeno lo stesso Gesù. 
Gesù era un semplice predicatore ebreo di umili origini che, secondo gli apostoli e tre evangelisti, Dio avrebbe esaltato a un rango divino soltanto dopo la sua morte. In seguito, anche questa tesi sarebbe stata considerata eresia. Quanto credono oggi i cristiani è stato accettato dalle Chiese cristiane soltanto dopo diversi secoli. 
“E Gesù diventò Dio” è un’opera documentatissima. Le tesi che presenta sono le stesse sostenute dai maggiori specialisti del settore: Ehrman, che è a sua volta uno dei più autorevoli studiosi del cristianesimo delle origini, le ha però divulgate in modo fruibile da chiunque. Perché chiunque potrebbe essere interessato a capire come andarono realmente le cose, duemila anni fa in Palestina.

EDITORE NESSUN DOGMA

sabato 29 marzo 2025

Discutere con Saggezza

Helen Mirren una volta disse:
"Prima di discutere con qualcuno, chiediti: questa persona è abbastanza matura mentalmente da comprendere il concetto di una prospettiva diversa? Perché se non lo è, allora non ha alcun senso farlo."
Non ogni discussione merita la tua energia. A volte, per quanto chiaramente tu possa esprimerti, l’altra persona non sta ascoltando per capire, ma solo per rispondere. È bloccata nella propria prospettiva, incapace di considerare un altro punto di vista, e interagire con lei finisce solo per esaurirti.
C’è una grande differenza tra un confronto costruttivo e un dibattito inutile. Una conversazione con qualcuno che è aperto al dialogo, che apprezza la crescita e la comprensione, può essere illuminante—anche se non si è d’accordo. Ma cercare di ragionare con qualcuno che si rifiuta di vedere oltre le proprie convinzioni? È come parlare a un muro. Per quanto tu possa argomentare con logica e verità, questa persona distorcerà, devierà o ignorerà le tue parole. Non perché tu abbia torto, ma perché non è disposta ad accettare un altro punto di vista.
La maturità non sta nel vincere una discussione, ma nel capire quando una discussione non vale la pena di essere portata avanti. È rendersi conto che la tua pace interiore è più preziosa di dimostrare un punto a qualcuno che ha già deciso di non cambiare idea. Non tutte le battaglie devono essere combattute. Non tutte le persone meritano una tua spiegazione.
A volte, la scelta più saggia è andarsene, non perché non hai nulla da dire, ma perché riconosci che alcune persone non sono pronte ad ascoltare. E questo non è un peso che spetta a te portare.

ROBERTO DE RINALDIS (Facebook)

mercoledì 12 marzo 2025

Yuval Harari - Nexus

La storia di come le reti di informazione hanno fatto e disfatto il nostro mondo, dall'autore del bestseller mondiale Sapiens.

Negli ultimi centomila anni, noi Sapiens abbiamo accumulato un enorme potere. Eppure, nonostante tutte le nostre scoperte, invenzioni e conquiste, oggi ci troviamo in una crisi esistenziale. Il mondo è sull'orlo del collasso ecologico. La disinformazione dilaga. E ci stiamo buttando a capofitto nell'era dell'intelligenza artificiale, una nuova rete di informazioni che minaccia di annientarci. Perché siamo così autodistruttivi? 

Nexus ci porta a guardare attraverso la lente della storia umana per considerare come il flusso di informazioni ha plasmato noi e il nostro mondo. 

Partendo dall'età della pietra, passando per la canonizzazione della Bibbia, la caccia alle streghe della prima età moderna, lo stalinismo, il nazismo e la rinascita del populismo di oggi, Yuval Noah Harari ci chiede di considerare il complesso rapporto tra informazione e verità, burocrazia e mitologia, saggezza e potere. 

 Esplora come le diverse società e i sistemi politici nel corso della storia hanno utilizzato le informazioni per raggiungere i loro obiettivi, nel bene e nel male. E ci consente di affrontare con maggior consapevolezza le scelte urgenti che ci attendono oggi che l'intelligenza non umana minaccia la nostra stessa esistenza. 

 L'informazione non è la materia prima della verità né una semplice arma. Nexus esplora la via di mezzo tra questi estremi e, nel farlo, riscopre la nostra comune umanità.

EDITORE BOMPIANI

mercoledì 26 febbraio 2025

Guerra e retorica

Durante la prima guerra mondiale un generale fece girare, nella seconda armata, un dispaccio nel quale esigeva, in maniera irrevocabile, che le mitragliatrici da trincea venissero piazzate non piu' secondo i manuali, ma “in maniera geniale”.
Immaginate le truppe. “E che diavolo significa geniale? In che senso? Cosa intende?”.
Allo stesso modo, il Cadorna ordino' tassativamente che, da quel momento, tutte le cariche fossero “travolgenti”, specificando che non avrebbe accettato compromessi, o giustificazioni di sorta. Travolgenti, o fucilati.
Quello che stava succedendo era che sarebbero servite armi nuove, tecniche nuove, un addestramento nuovo, ma tutto quello che produsse la retorica fu di introdurre parole nuove, come “geniale” o “travolgente”. 
(...)
Sempre durante la prima guerra mondiale, sempre nella seconda armata – che poi si squaglio' a Caporetto, e non mi sorprende – arrivo' l'ordine che le trincee andassero difese con la massima virilita'. Ora, immaginate i soldati che venivano assaliti con artiglieria precisissima e lanciafiamme, e si trovavano non a ricevere nuove armi, ma la richiesta di essere “virili” nella difesa.

URIEL FANELLI

martedì 11 febbraio 2025

I quattro pilastri

Le leggi che governano la natura sono moltissime ed è bene conoscerne il maggior numero possibile.Esistono però quattro leggi fondamentali, che è assolutamente necessario conoscere per avere una adeguata comprensione del mondo, cioè per essere un Fenotipo Consapevole.

La prima riguarda l'universo nel suo complesso ed è la legge dell'ENTROPIA, secondo cui tutte le strutture passano inevitabilmente da uno stato di ordine ad uno di disordine, seguendo la freccia del tempo.

La seconda riguarda gli esseri viventi ed è la legge dell'EVOLUZIONISMO, secondo cui lo scopo ultimo di tutti gli esseri viventi è quello della massima replicazione.

La terza riguarda le società umane ed è la legge delle ELITES, secondo cui ogni gruppo organizzato si divide sempre tra una minoranza che comanda ed una maggioranza che obbedisce.

La quarta, infine, riguarda la nostra mente ed è la legge della SUPERIORITA', secondo cui, una volta soddisfatti i bisogni fisici primari, le persone hanno come obiettivo principale quello di sentirsi superiori agli altri.

Non sono leggi difficili da conoscere e nemmeno da applicare, ma, per qualche strano motivo, vengono ignorate dalla maggior parte delle persone.

LUMEN

lunedì 27 gennaio 2025

Alessandro Orsini - Teoria sociologica classica e contemporanea

Questo volume presenta il pensiero dei grandi autori della teoria sociologica classica e contemporanea. 

La prima parte è dedicata a Comte, Spencer, Marx, Durkheim, Weber, Pareto e Simmel. 

La seconda parte, invece, è dedicata alle principali teorie sociologiche contemporanee: il funzionalismo, la teoria del conflitto, l’interazionismo simbolico, la fenomenologia e la teoria della scelta razionale.

L’autore coniuga il rigore dell’esposizione a un linguaggio chiaro e accessibile, offrendo una panoramica, approfondita e assai estesa, delle principali problematiche che hanno attraversato la teoria sociologica dalle origini fino agli indirizzi contemporanei più consolidati. 

Ogni capitolo si apre con un sommario e si conclude con un questionario: un utile strumento per aiutare il lettore a districarsi tra la molteplicità di approcci, metodi e ricerche, che dividono i sociologi in scuole separate e talvolta ostili.

EDITORE FELTRINELLI

martedì 14 gennaio 2025

La rivolta delle sette

La cosa più strana, circa l'avvenimento di cui hanno parlato i giornali e che va sotto il
nome di rivolta delle sette, è che essa era stata fissata per le sei. Ma in realtà poteva esser
fissata per un'ora qualsiasi, poiché per sette s'intendeva non l'ora, ma le associazioni
segrete che pullulano in quel paese. Sette, plurale di setta.
Purtroppo, finché c'è una sola setta, tutta va liscio; ma, quando esse cominciano a
moltiplicarsi, si salvi chi può. E questa fu causa non ultima dei guai a cui andò incontro il
moto insurrezionale.
Difatti gli organizzatori fissarono la sommossa, come detto, per le sei del pomeriggio. Ora
comoda, né troppo presto né troppo tardi, che permetteva a tutti di parteciparvi senza
scombussolare né l'orario d'ufficio né quello della cena. I congiurati si passarono la voce,
come è buon uso nelle congiure; e del resto non si può fare diversamente in questi casi, e
bisogna farlo con le dovute cautele. Un congiurato, passando accanto a un altro,
mormorava in fretta, senza guardarlo, per non dar nell'occhio agli altri passanti:
« Ci vediamo alla rivolta delle sette ».
L'altro credeva che alludesse non alle associazioni, ma alle ore. Né, del resto, poteva stare
a domandare spiegazioni, anzi doveva filar via come niente fosse. Cosi pure, si svolgevano
dialoghi di questo genere:
« Anche tu fai parte della rivolta... ».
« ... delle sette, sì. »
E i capi facevano circolare l'ordine: « Domani, tutti alla rivolta delle sette! Nessuno
manchi».
Conclusione: la maggior parte dei congiurati si presentò alle sette invece che alle sei. Voi
capite che, in una faccenda di questo genere, un ritardo può esser fatale. Determinò il fal-
limento. Fu per questo che, in un successivo tentativo, l'ora della rivolta fu fissata, a
scanso d'equivoci, per le sette. Col che gli organizzatori ottennero che, nominando soltanto
il moto sedizioso, si diceva contemporaneamente anche l'ora per cui era fissato e, d'altro
canto, dicendo l'ora, si indicava anche a quale moto si alludeva, con evidente risparmio di
tempo e di spesa, per tutto quello che si riferisce a stampati, circolari, ecc. Alcuni più
pignoli dicevano: « La rivolta delle sette delle sette ». 

Ora bisogna sapere che le sette, in quel paese, erano una ventina, ma alla rivolta
partecipavano soltanto sette di esse, e non fra le più importanti. Quindi fu necessario dire:
«La rivolta delle sette sette», oppure: «La rivolta delle sette sette delle sette».
Ciò anche quando, prevalendo la tendenza unificatrice, le sette si ridussero a sette.
Ogni setta era composta di sette membri, i quali erano chiamati i sette delle sette sette, e
il loro moto sovversivo si chiamò la rivolta dei sette delle sette sette delle sette.
La cosa grave è che c'era un'altra rivolta, o meglio una controrivolta, un movimento
reazionario, insomma, i cui promotori nulla avevano a che fare con la prima e anzi erano
contro di essa e contro ogni setta.
Disgraziatamente questi, ignorando che l'altra rivolta era fissata per le sette, fissarono per
la stessa ora anche la loro. Non vi dico quello che successe fra i congiurati delle due parti,
che fecero confusioni tremende, sicché gli antisette finirono fra le sette, verso le sette e
mezzo, e le sette, fra gli antisette alle sette.
La controrivolta si chiamò la rivolta delle sette degli antisette contro la rivolta dei sette
delle sette sette delle sette.
In attesa che essa scoppiasse, i congiurati giocavano a tressette. E questi giuochi
passarono alla storia come i tressette della rivolta antisette delle sette, contro quella dei
sette delle sette sette delle sette.
Un caso curioso avvenne quando uno dei sette congiurati della rivolta delle sette contro
quella dei sette delle sette sette, giocando al tressette verso le sette, si fece un sette ai
pantaloni: e questo si dovette chiamarlo il sette del tressette d'uno dei sette della rivolta
antisette delle sette contro quella dei sette delle sette sette delle sette.

ACHILLE CAMPANILE