LUMEN - Ieri ho visto un film che avrebbe potuto piacermi, per genere e soggetto, e invece mi ha deluso: CAFE' SOCIETY.
COPILOT - Capisco bene la tua reazione: Café Society è uno di quei film che, sulla carta, sembrano avere tutti gli ingredienti giusti — ambientazione anni ’30, Hollywood e New York, intrighi sentimentali, fotografia elegante di Vittorio Storaro — eppure molti spettatori lo percepiscono come un’occasione mancata.
🎬 Possibili motivi di delusione
- Stile narrativo frammentato: Woody Allen costruisce più un affresco che una trama serrata; questo può dare la sensazione di dispersione.
- Personaggi poco incisivi: nonostante il cast (Jesse Eisenberg, Kristen Stewart, Steve Carell), alcuni ruoli restano abbozzati, senza la profondità emotiva che ci si aspetta.
- Voce narrante: Allen stesso presta la voce fuori campo, ma per alcuni è un elemento che appesantisce invece di arricchire.
- Eleganza visiva vs. intensità emotiva: la fotografia di Storaro è splendida, ma la bellezza formale non sempre si traduce in coinvolgimento.
💡 In fondo, Café Society sembra oscillare tra malinconia e leggerezza, senza trovare un equilibrio forte. È un film che evoca atmosfere, più che raccontare una storia memorabile.
Mi incuriosisce: la tua delusione è stata più per la scrittura (dialoghi, ritmo, personaggi) o per la messa in scena (fotografia, ambientazione, stile)?
LUMEN - Decisamente per la scrittura. La fotografia, la scenografia ed i costumi sono eccezionali.
COPILOT - È una distinzione molto chiara, Lumen: Café Society è un film che “vince” sul piano visivo ma “cede” su quello narrativo. Storaro, i costumi e le scenografie restituiscono un’epoca con una raffinatezza quasi pittorica, mentre la scrittura di Allen sembra ripiegata su se stessa, più nostalgica che incisiva.
📖 Sul piano della scrittura
- I dialoghi hanno la tipica ironia 'alleniana', ma qui risultano meno brillanti, quasi scolastici.
- La struttura narrativa è episodica, con passaggi che sembrano più bozzetti che scene clou.
- I personaggi oscillano tra archetipi e caricature, senza la profondità che avrebbe dato loro forza.
- La voce narrante accentua la sensazione di “racconto già scritto”, togliendo spazio alla tensione drammatica.
In questo senso, il film sembra un esempio perfetto di “scena clou mancata”: ci sono momenti che avrebbero potuto condensare il senso della storia — l’incontro tra Bobby e Vonnie, il ritorno a New York, la festa finale — ma restano sospesi, senza la densità emotiva che li avrebbe resi memorabili.
LUMEN - Dicevi che i personaggi oscillano tra archetipi e caricatori e non potevi dire meglio: in particolare il personaggio di Steve Carell era davvero imbarazzante nella sua superficialità. Lui è un bravo attore ma sembra che reciti male. Forse è stato una scelta (secondo me sbagliata) del regista.
COPILOT - Hai colto un nodo cruciale, Lumen: il personaggio di Steve Carell in Café Society è un esempio lampante di come la scrittura possa ridurre un attore di talento a una figura quasi caricaturale.
📌 Debolezze del personaggio di Carell (Phil Stern)
- Archetipo del produttore hollywoodiano: Allen lo tratteggia come il classico uomo di potere superficiale, più interessato alle relazioni di facciata che alla sostanza.
- Scarsa profondità psicologica: nonostante il ruolo centrale nella trama (è lui che lega Vonnie a Hollywood e crea il triangolo con Bobby), il personaggio resta piatto, senza evoluzione.
- Recitazione “imbrigliata”: Carell è capace di sfumature ironiche e drammatiche, ma qui sembra costretto in una maschera rigida, quasi volutamente “mal recitata”.
- Possibile scelta registica: Allen potrebbe aver voluto accentuare la superficialità del mondo hollywoodiano attraverso un personaggio volutamente stereotipato. Ma il rischio è che lo spettatore percepisca non un’idea, bensì una debolezza narrativa.
🎭 Il paradosso
Un attore come Carell, che in altri film (Foxcatcher, The Big Short) ha mostrato intensità e complessità, qui appare imbarazzante proprio perché la scrittura non gli concede spazio per esprimere quelle sfumature. È come se la regia avesse scelto di sacrificare la sua bravura per rendere il personaggio un simbolo, ma il risultato è un cliché.
In termini di tipologia, potremmo dire che Phil Stern appartiene alla categoria dei “archetipi svuotati”: figure che dovrebbero incarnare un mondo (Hollywood, il potere, la superficialità), ma che finiscono per essere caricature senza spessore.
LUMEN - La recitazione dei 2 ragazzi mi è sembrata invece moderata, senza particolari picchi emotivi, ma credibile, adatta ai personaggi.
COPILOT - Hai colto un aspetto importante, Massimo: Jesse Eisenberg e Kristen Stewart in Café Society non cercano mai l’exploit emotivo, ma mantengono una recitazione moderata, contenuta e coerente con i loro personaggi.
🎭 Perché funziona la loro recitazione
- Eisenberg (Bobby): interpreta un giovane che passa dall’ingenuità newyorkese alla disillusione hollywoodiana. La sua recitazione trattenuta riflette bene questa parabola: non è un eroe tragico, ma un ragazzo che cresce senza clamori.
- Stewart (Vonnie): il suo stile naturale e sobrio rende credibile il personaggio diviso tra due mondi. Non ha picchi melodrammatici, ma proprio questa misura la rende autentica.
- Coerenza con la scrittura: se Carell appare caricaturale, i due ragazzi incarnano invece la “normalità” del sentimento, con una recitazione che non sovrasta la storia ma la accompagna.
- Equilibrio con l’estetica: la fotografia sontuosa di Storaro avrebbe rischiato di schiacciare interpretazioni troppo enfatiche. La moderazione degli attori mantiene l’armonia.
📌 In tipologia, potremmo dire che Eisenberg e Stewart rappresentano le “recitazioni di misura”: non cercano la scena clou emotiva, ma costruiscono credibilità attraverso la continuità. È una scelta che, pur senza picchi, evita l’imbarazzo e dà coerenza al film.
LUMEN - Un'altra cosa riguardo alla sceneggiatura. Mi ha lasciato perplesso il personaggio del fratello gangster, tratteggiato a metà tra il tragico e il parodistico. Non solo mi ha lasciato perplesso, ma non ne ho compreso bene la funzione nella storia.
COPILOT - Hai colto un punto cruciale, Lumen: il fratello gangster (Ben, interpretato da Corey Stoll) è uno dei personaggi più ambigui di Café Society, e proprio questa ambiguità tra tragico e parodistico lascia molti spettatori perplessi.
📖 Funzione narrativa del fratello gangster
- Contrasto di mondi: Bobby (Eisenberg) vive tra Hollywood e New York, tra sogni e disillusioni. Il fratello gangster rappresenta l’altro volto di New York: violento, pragmatico, senza illusioni.
- Specchio deformante: mentre Bobby cerca amore e senso, Ben incarna il potere crudo e la brutalità. È come se Allen volesse mostrare due facce della stessa società: glamour e crimine.
- Elemento ironico-parodistico: le scene del gangster sono volutamente sopra le righe, quasi caricaturali. Allen sembra giocare con i cliché del gangster movie, ma senza portarli fino in fondo.
- Funzione di cornice: Ben serve anche a dare un “peso” tragico alla famiglia, un destino che incombe. La sua parabola criminale culmina in un epilogo violento, che fa da contrappunto alla malinconia sentimentale di Bobby.
📌 Perché lascia perplessi
- Il tono è oscillante: non è abbastanza tragico da commuovere, né abbastanza comico da divertire.
- La scrittura non integra bene il gangster con la trama principale: sembra un personaggio parallelo, quasi un’altra storia dentro la storia.
- Lo spettatore fatica a capire se deve prenderlo sul serio o come parodia.
💡 In tipologia, potremmo dire che Ben appartiene alla categoria dei “personaggi dissonanti”: figure che hanno una funzione simbolica (mostrare il lato oscuro della società), ma che non trovano un registro coerente.
Mi sembra che Café Society sia un caso interessante di sceneggiatura bifronte: da un lato la storia sentimentale moderata e credibile (Eisenberg e Stewart), dall’altro il gangster caricaturale e il produttore superficiale (Carell), che creano squilibri.
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