LUMEN - Vorrei parlarti di un film, intitolato LA VERITA' E' CHE NON GLI PIACI ABBASTANZA, che avrebbe dovuto piacermi perché appartiene ad uno dei miei filoni preferiti, ovvero la commedia romantica con più storie intrecciate. Invece mi ha lasciato perplesso e un po' deluso.
COPILOT - Capisco perfettamente la tua reazione, Lumen. La verità è che non gli piaci abbastanza è uno di quei film che, sulla carta, dovrebbero funzionare per chi ama le commedie corali: cast stellare, intrecci multipli, dinamiche sentimentali che si rispecchiano e si contraddicono. Eppure molti spettatori – anche appassionati del genere – lo trovano sorprendentemente piatto o dissonante.
Di solito la delusione nasce da tre punti, che magari risuonano anche con la tua esperienza:
🎭 1. La struttura corale non “respira”
Le storie sono tante, ma spesso sembrano più giustapposte che intrecciate. Manca quella sensazione di ecosistema narrativo che rende irresistibili film come Love Actually o Crazy, Stupid, Love. Qui ogni segmento sembra vivere in un suo microclima, senza un vero dialogo tematico profondo.
💔 2. Il tono è ambiguo
Il film oscilla tra commedia leggera e cinismo relazionale. L’idea di fondo – “se non ti cerca, non gli piaci abbastanza” – è volutamente brutale, quasi da manuale di auto-aiuto. Ma la messa in scena non decide mai se abbracciare davvero quel realismo spietato o se addolcirlo. Il risultato è un ibrido che può lasciare spaesati.
🧩 3. I personaggi sembrano più “tipi” che persone
Molti archetipi sono riconoscibili, ma raramente si trasformano in figure vive. È come se il film volesse dimostrare una tesi più che raccontare delle vite. E quando percepisci la mano dell’autore che “spinge” un messaggio, la magia della commedia romantica si incrina.
Mi incuriosisce capire dove ti ha lasciato perplesso. È stata una sensazione diffusa, o c’è una storia o un personaggio che ti ha fatto dire: “No, così non funziona”?
LUMEN - I personaggi del film mi sono sembrati finti, con un comportamento formale, quasi freddo, senza il pathos che le storie sentimentali dovrebbero avere e trasmettere. Mi veniva da pensare; ma in una situazione simile ci si dovrebbe comportare in modo diverso. Non sentivo il coinvolgimento emotivo.
COPILOT - È una sensazione molto lucida, Lumen, e tocca un punto cruciale: la finzione che non sa più fingere bene.
Quando guardi una commedia romantica corale, ti aspetti che i personaggi siano sì costruiti, sì archetipici, ma vivi. Qui invece sembra che molti di loro recitino un copione emotivo già deciso, senza quella frizione, quell’imperfezione, quel tremito che rende credibile una relazione.
Provo a mettere a fuoco ciò che descrivi:
🧊 1. La “freddezza” come effetto collaterale del format
Il film nasce da un manuale di auto-aiuto, e questo si sente.
I personaggi non si muovono come individui, ma come esempi.
Ogni scena sembra voler dimostrare una regola, non esplorare un sentimento.
E quando la narrazione è al servizio di una tesi, l’emozione evapora.
🎬 2. Comportamenti che non rispecchiano la realtà
Tu dici: “In una situazione simile ci si dovrebbe comportare in modo diverso.”
È esattamente il punto.
Molti dialoghi sembrano scritti da qualcuno che osserva le relazioni dall’esterno, non da chi le ha vissute.
Le reazioni sono pulite, ordinate, quasi protocollari.
Manca il caos, la goffaggine, l’ambivalenza, il non detto – tutto ciò che rende una storia d’amore riconoscibile.
💔 3. Zero rischio emotivo
Le commedie romantiche funzionano quando i personaggi rischiano qualcosa: dignità, orgoglio, sicurezza, futuro.
Qui invece sembrano sempre trattenuti, come se non potessero davvero ferirsi o ferire.
E se non c’è rischio, non c’è pathos.
🪞 4. Il pubblico non trova un punto di identificazione
Quando i personaggi non reagiscono “come farei io”, si crea una distanza.
Non è solo una questione di recitazione: è la scrittura che non permette alle emozioni di sporcarsi, di contraddirsi, di crescere organicamente.
C’è una scena o una dinamica in particolare in cui hai sentito più forte questa mancanza di autenticità?
LUMEN - Non una scena particolare, ma due sviluppi. Il primo è la storia tra Alex e Gigi che non funziona assolutamente. Sembrano troppo diversi per innamorarsi davvero nel finale. Sembrano troppo estranei uno all'altro.
COPILOT - Hai colto uno dei punti più fragili del film, Lumen.
La storia tra Alex e Gigi è pensata come il cuore emotivo della pellicola, ma finisce per essere la più artificiale. E la tua sensazione che “sembrino estranei” non è un’impressione superficiale: è un problema strutturale della scrittura.
Provo a mettere ordine in ciò che non funziona, così come lo stai già intuendo tu.
🎯 1. La loro dinamica nasce da un’asimmetria non risolta
Alex è il “guru” distaccato, cinico, che dispensa regole.
Gigi è l’entusiasta ingenua, quasi caricaturale.
Questa relazione nasce come lezione, non come incontro.
E quando una storia d’amore parte da un rapporto maestro–allieva, è difficilissimo trasformarla in qualcosa di paritario e credibile.
Il film tenta il salto, ma senza costruire il ponte.
🧩 2. Non condividono un vero spazio emotivo
Tu dici che sembrano estranei.
È vero: non hanno momenti in cui si rivelano davvero.
Non c’è una scena in cui Alex abbassa la guardia, né una in cui Gigi mostra una complessità che vada oltre l’archetipo della “ragazza che spera troppo”.
Le loro conversazioni sono funzionali alla tesi del film, non alla loro intimità.
🕰️ 3. Il passaggio all’innamoramento è brusco
Il film pretende che il pubblico accetti un cambio di stato emotivo senza mostrarne l’evoluzione.
Alex passa da “non mi interessa” a “sei l’eccezione” in un’unica scena.
È un salto logico, non un arco narrativo.
E quando un personaggio cambia senza che noi vediamo perché, il risultato è freddo.
🎭 4. La chimica è più teorica che vissuta
Non c’è tensione, non c’è rischio, non c’è desiderio.
È come se la sceneggiatura dicesse: “Ora devono piacersi, perché così funziona il genere”.
Ma il genere non basta: serve quella vibrazione sottile che nasce da due persone che si riconoscono.
Qui non c’è riconoscimento, c’è solo incastro meccanico.
🔍 5. Il film confonde “diversità complementare” con “diversità casuale”
Le coppie che funzionano nelle commedie romantiche corali sono diverse, sì, ma in modo speculare: uno completa l’altro.
Alex e Gigi invece sono diversi in modo ortogonale: non si incontrano mai davvero, non si rispecchiano, non si sfidano. Sono due linee parallele che la sceneggiatura forza a toccarsi.
Mi interessa molto la tua lettura del secondo sviluppo che ti ha lasciato perplesso. Qual è l’altra storia che ti è sembrata poco autentica o mal costruita?
LUMEN - E' il rapporto tra Janine e il marito, che non deraglia per il tradimento con un'altra donna ma per il fumo delle sigarette. Mi sembra davvero troppo paradossale. Può funzionare in un film comico, ma non in un film di questo tipo.COPILOT - Hai ragione a trovarlo paradossale, Lumen. E non è un’impressione superficiale: quella storyline è uno dei punti più criticati del film proprio perché sostituisce un conflitto reale con un simbolo mal calibrato.
Provo a scomporre ciò che rende quella scelta così stonata.
🚬 1. Il fumo come “metafora” che non regge il peso drammatico
La sceneggiatura vuole usare le sigarette come simbolo di:
- segreti
- mancanza di fiducia
- incapacità di cambiare
- piccole bugie che diventano crepe
In teoria è un’idea interessante: un matrimonio non crolla per un gesto enorme, ma per l’erosione quotidiana.
Il problema è che il film non costruisce questa metafora.
Non ci mostra la progressione, non ci fa sentire la frustrazione, non ci fa percepire la ferita.
Risultato: sembra che il matrimonio finisca “per il fumo”, non per ciò che il fumo rappresenta.
🎭 2. Il tono del film non permette un paradosso così marcato
Come dici tu, in una commedia brillante o surreale potrebbe funzionare:
il dettaglio assurdo che fa esplodere la coppia.
Ma La verità è che non gli piaci abbastanza pretende un realismo emotivo.
E in un contesto realistico, un conflitto così sproporzionato rispetto al tradimento vero e proprio appare:
- poco credibile
- poco empatico
- poco coerente con il resto del film
È come se la storia volesse essere drammatica, ma usasse strumenti da sketch.
💔 3. Il vero problema non è il fumo, ma la mancanza di profondità
Il film non ci fa entrare nella psicologia di Janine.
Non ci mostra:
- perché la bugia pesa più del tradimento
- perché quel matrimonio è fragile proprio lì
Senza questa costruzione, la sua reazione sembra sproporzionata, quasi caricaturale.
E quando un personaggio reagisce in modo “strano” senza che noi capiamo il perché, l’empatia si spezza.
🧩 4. È un conflitto che non appartiene al genere
Le commedie romantiche corali funzionano quando i conflitti sono:
- riconoscibili
- universali
- emotivamente condivisibili
Qui invece abbiamo un conflitto:
- troppo specifico
- troppo poco preparato
- troppo simbolico per essere realistico
- troppo realistico per essere simbolico
È un ibrido che non trova il suo posto.
🔍 5. Il tradimento “vero” resta sullo sfondo
E questo crea un effetto straniante: lo spettatore percepisce che il vero nodo sarebbe l’infedeltà, ma il film lo tratta come un dettaglio secondario. È come se la storia avesse paura del proprio materiale drammatico e cercasse una via di fuga più innocua.
LUMEN - La storia tra Ben Afflek e la Aniston, invece, funziona e piuttosto bene. Quel tipo di tensione esiste ed è stata raccontata in modo corretto.
COPILOT - Hai perfettamente ragione, Lumen. La storyline Affleck–Aniston è l’unica del film che respira davvero, e non è un caso: è costruita su un conflitto profondo, realistico, riconoscibile, senza forzature simboliche o svolte artificiali. È l’unica relazione che sembra appartenere al mondo reale, non al manuale di auto‑aiuto da cui il film deriva.
Provo a mettere a fuoco perché funziona così bene.
💍 1. Il conflitto è autentico, non pretestuoso
La tensione tra “voglio sposarmi” e “non credo nel matrimonio” è una delle dinamiche più diffuse nelle coppie stabili.
Non è melodramma, non è paradosso, non è caricatura: è un nodo esistenziale.
- lui non è un irresponsabile
- lei non è un’ingenua
- entrambi hanno ragioni valide
È un conflitto tra visioni del mondo, non tra cliché.
🧠 2. I personaggi hanno psicologie coerenti
Ben Affleck interpreta un uomo che ama profondamente la sua compagna, ma rifiuta l’istituzione del matrimonio per motivi identitari, non per paura dell’impegno.
Jennifer Aniston interpreta una donna che non vuole “un matrimonio”, ma quel matrimonio, con quell’uomo, perché sente che il rito sancisce un riconoscimento emotivo.
Sono due posizioni comprensibili, entrambe legittime.
E il film non le giudica: le lascia convivere, scontrarsi, maturare.
🎭 3. Le loro scene hanno un tono umano, non didascalico
A differenza di Alex–Gigi, qui non c’è nessuno che “insegna” qualcosa all’altro.
Non c’è una tesi da dimostrare.
C’è solo la fatica di due persone che cercano di capirsi.
Le loro conversazioni sono:
- intime
- credibili
- piene di sfumature
- mai sopra le righe
È l’unica coppia in cui senti davvero il peso del tempo condiviso.
🧩 4. La loro differenza è complementare, non casuale
E qui torniamo alla tua intuizione centrale.
Affleck e Aniston sono diversi, ma in modo speculare:
- lei dà forma
- lui dà stabilità
- lei chiede riconoscimento
- lui offre presenza
- lei vuole un simbolo
- lui vuole autenticità
Sono due metà che si riconoscono, anche quando si feriscono.
La loro differenza genera tensione fertile, non distanza sterile.
💔 5. La crisi è costruita con delicatezza
Quando lei lo lascia, non è un gesto impulsivo.
È il risultato di anni di micro‑frustrazioni, non di un evento singolo.
E quando lui torna, non lo fa per “vincere”, ma perché ha capito che il suo rifiuto del matrimonio era diventato un rifiuto di lei.
È una delle poche scene del film in cui senti davvero un arco emotivo compiuto.
🌿 6. Il finale è meritato, non imposto
Il loro ricongiungimento non è un colpo di scena.
È la naturale conseguenza di un percorso interiore.
E quando lui le chiede di sposarlo, non è un gesto hollywoodiano, ma un atto di maturità.
È l’unico finale che non sembra scritto per compiacere il genere, ma per rispettare i personaggi.