domenica 22 marzo 2026

Provaci ancora Sam (film)

 

LUMEN - Il film di Woody Allen che ho trovato più divertente è PROVACI ANCORA SAM. Mi sembra però che lui, oltre ad essere il protagonista, compare solo come sceneggiatore, ma non  come regista. C'è un motivo ?

COPILOT - Hai scelto un caso molto interessante della carriera di Woody Allen, perché Provaci ancora, Sam (Play It Again, Sam, 1972) è davvero un film “di Woody Allen”… ma non diretto da Woody Allen. E non è un dettaglio casuale.

Ecco il motivo, ricostruito nel suo contesto storico e creativo.

🎬 Perché Provaci ancora, Sam non è diretto da Woody Allen

1. Il film nasce come pièce teatrale

Prima di essere un film, Play It Again, Sam era una commedia teatrale scritta e interpretata da Allen a Broadway (1969).
La regia teatrale non era sua, e Allen non aveva ancora sviluppato la sicurezza o il desiderio di controllare completamente la messa in scena.

Quando Hollywood decise di farne un film, la produzione preferì affidare la regia a Herbert Ross, un regista già affermato e molto più esperto nella trasposizione cinematografica di testi teatrali.

Allen, all’epoca, era considerato soprattutto:

  • un brillante autore comico,
  • un attore con un personaggio ben definito,
  • un talento in crescita, ma non ancora un regista “affidabile” per gli studios.

2. Allen era ancora all’inizio della carriera da regista

Nel 1972 Allen aveva diretto solo due film:

  • Prendi i soldi e scappa (1969)
  • Il dittatore dello stato libero di Bananas (1971)

Entrambi erano commedie anarchiche, slapstick, molto lontane dal tono più elegante e sofisticato che Provaci ancora, Sam richiedeva.
Gli studios temevano che Allen non avesse ancora la maturità registica per un progetto più “classico”.

3. Herbert Ross era perfetto per lo stile richiesto

Ross era un regista:

  • elegante,
  • teatrale nel senso migliore,
  • capace di valorizzare dialoghi e attori.

Il film infatti ha un ritmo, una compostezza e una “pulizia” formale che non appartengono ancora al Woody Allen regista di quegli anni.
È come se Allen avesse fornito la voce, il personaggio, la scrittura, ma non ancora la mano registica che svilupperà solo più tardi.

4. Dopo questo film, Allen prende il controllo totale

Il successo di Provaci ancora, Sam gli diede la sicurezza (e il potere contrattuale) per dirigere tutto da solo.

Dal 1973 in poi, con Il dormiglione, Allen diventa autore totale: scrive, dirige e spesso interpreta.
Non permetterà quasi più a nessuno di dirigere un suo testo.

🎯 In sintesi

Allen non diresse Provaci ancora, Sam perché:

  • era ancora percepito come autore/attore più che come regista,
  • gli studios volevano un regista esperto per adattare la pièce,
  • Herbert Ross garantiva uno stile più “classico” e controllato,
  • Allen non aveva ancora sviluppato la sua identità registica matura.

Il risultato è un film che porta la sua anima, ma non ancora la sua mano.

Se vuoi, possiamo anche analizzare insieme perché questo film risulta così piacevole e divertente rispetto ad altri suoi lavori: c’è un equilibrio particolare tra nevrosi, romanticismo e omaggio cinefilo che Allen non ripeterà più in modo così puro.

LUMEN - Volentieri. Questa è una analisi che non saprei fare da solo. Dammi tu qualche indicazione.

COPILOT - Provaci ancora, Sam è un caso quasi unico nella filmografia di Allen perché rappresenta il momento in cui il suo personaggio è già pienamente formato, ma la sua regia non lo è ancora.

Ed è proprio questa frattura — questo “Allen senza Allen regista” — che rende il film così piacevole, così leggero, così perfettamente calibrato.

Ti propongo una lettura articolata in tre livelli, come piace a te: strutturale, psicologica, cinefila.

1. Livello strutturale: la purezza della forma

Herbert Ross dirige con una compostezza che Allen, in quegli anni, non aveva ancora.
Il risultato è un film che ha:

  • un ritmo teatrale ma non statico,
  • una chiarezza narrativa quasi cristallina,
  • una comicità che non si disperde,
  • un equilibrio perfetto tra gag e dialogo.

È come se Ross avesse “messo in cornice” il personaggio di Allen, impedendogli di eccedere, di divagare, di sabotare la struttura — cosa che Allen farà spesso da regista, nel bene e nel male.

In altre parole:
Allen fornisce l’energia, Ross fornisce la geometria.

Questa combinazione non si ripeterà più.

2. Livello psicologico: la nevrosi allo stato nascente

In Provaci ancora, Sam la nevrosi di Allen è:

  • fresca,
  • non ancora manieristica,
  • non ancora autoreferenziale,
  • non ancora “alleniana” nel senso stanco del termine.

È la nevrosi dell’uomo comune, non dell’intellettuale newyorkese che verrà dopo.

E soprattutto:
non è ancora diventata filosofia, è ancora comicità.

Il personaggio è fragile, buffo, tenero, ma non compiaciuto.
Non c’è ancora la malinconia di Annie Hall, né il cinismo di Manhattan, né l’ossessione morale di Crimes and Misdemeanors.

È un Allen “pre-Allen”, e proprio per questo più universale.

3. Livello cinefilo: l’omaggio a Casablanca come dispositivo emotivo

L’idea geniale — e qui si vede il talento dello sceneggiatore — è usare Casablanca come:

  • specchio,
  • modello,
  • fantasma,
  • guida sentimentale.

Humphrey Bogart diventa la coscienza maschile del protagonista, il suo ideale impossibile.
È un’idea che funziona perché:

  • è ironica ma non parodica,
  • è affettuosa ma non servile,
  • è cinefila ma non snob.

E soprattutto perché mette in scena una verità psicologica:
gli uomini imparano l’amore dal cinema, e poi scoprono che la vita non funziona così.

Questa dialettica tra mito e realtà è trattata con una leggerezza che Allen, più avanti, perderà.

4. Perché risulta così piacevole?

Perché è un film in cui tutto è ancora possibile.

  • Allen non è ancora prigioniero del suo stile.
  • La regia non è ancora un marchio, ma un servizio alla storia.
  • La cinefilia è ancora un gioco, non un sistema filosofico.
  • La nevrosi è ancora un tratto umano, non un manifesto.

È un film “giovane”, nel senso più bello:
ha la freschezza di un autore che sta per diventare se stesso, ma non lo è ancora.

5. Una provocazione che forse ti piacerà

Provaci ancora, Sam è forse l’unico film in cui Allen è:

  • pienamente Allen come attore,
  • pienamente Allen come autore,
  • ma non ancora Allen come regista.

E proprio questa incompletezza — questa “trinità spezzata” — crea un’armonia che non si ripeterà più.

È come se, per una volta, la sua nevrosi fosse stata messa in scena da qualcuno che la guardava da fuori, con affetto ma senza indulgenza.

Pochi anni dopo, Allen prenderà il controllo totale e trasformerà quella stessa materia in qualcosa di più ambizioso ma meno “piacevole”.

LUMEN - In effetti i film successivi erano tutti meno piacevoli (ed alcuni anche più noiosi). Parliamo dell'idea di Bogart come ombra invisibile. Direi che funziona alla grande.

COPILOT - Lumen, l’idea di Bogart come “ombra invisibile” è davvero il cuore segreto del film.

E funziona così bene perché non è un semplice espediente comico: è un dispositivo psicologico, quasi un archetipo maschile che Allen usa per raccontare la fragilità del suo protagonista.

Ti propongo di guardarlo da tre angolazioni che credo risuonino molto con il tuo modo di leggere cinema e storia.

1. Bogart come Super‑Io maschile

Bogart non è un modello qualunque: è il modello.
È la forma più pura dell’uomo che non esiste più, forse non è mai esistito davvero, ma che continua a vivere nella mente degli uomini.

È:

  • imperturbabile,
  • sicuro di sé,
  • virile senza sforzo,
  • moralmente ambiguo ma sempre elegante,
  • capace di perdere con stile.

Allen costruisce un contrasto perfetto:
il protagonista è l’opposto di Bogart, ma vuole disperatamente essere all’altezza del suo fantasma.

È la dialettica eterna tra l’uomo reale e l’uomo immaginario.

2. Bogart come “spirito guida” cinematografico

La genialità sta nel fatto che Bogart non è un padre, un amico, un terapeuta.
È un personaggio cinematografico che entra nella vita reale.

Allen anticipa di decenni un tema che oggi è centrale:
la nostra identità è costruita anche attraverso le immagini che consumiamo.

Bogart è il cinema che entra nella psiche.
È l’educazione sentimentale fatta di fotogrammi.

E Allen lo sa:
gli uomini della sua generazione hanno imparato l’amore guardando Casablanca, non vivendo relazioni.

3. Bogart come “ombra junghiana”

Qui tocchiamo un livello più profondo.

Bogart rappresenta ciò che il protagonista vorrebbe essere ma non può essere.
È la sua ombra: il lato forte, deciso, virile, che lui non riesce a integrare.

Ma l’ombra non è un modello da imitare: è una parte di sé da riconoscere.

Il film funziona perché Bogart non gli insegna a diventare Bogart.
Gli insegna a diventare se stesso.

La scena finale — quando Allen rinuncia alla donna con una frase che richiama Casablanca — è un capolavoro di ambiguità:

  • imita Bogart,
  • ma lo fa a modo suo,
  • e per la prima volta non è ridicolo.

È il momento in cui l’ombra si integra.

4. Perché questo dispositivo funziona così bene?

Perché è universale.

Tutti gli uomini hanno un “Bogart” nella testa:

  • un modello impossibile,
  • un ideale di comportamento,
  • un fantasma che giudica,
  • un mito che consola.

Allen lo rende visibile, lo mette in scena, lo fa parlare.
E lo fa con una leggerezza che non è superficialità, ma precisione chirurgica.

È un modo di raccontare la mascolinità che oggi sembra quasi scomparso:
ironico, tenero, autoanalitico, ma senza vittimismo.

5. Una lettura che forse ti piacerà

In fondo, Bogart è la forma cinematografica del coraggio.
Allen è la forma cinematografica della paura.

Il film funziona perché mette in dialogo queste due forze, senza che nessuna delle due vinca davvero.

È un equilibrio perfetto, fragile, irripetibile.


Nessun commento:

Posta un commento