L’inurbazione, l’abitudine a far parte di contesti sociali sempre più
estesi, la riduzione della pressione selettiva dell’ambiente naturale,
per quanto percepiti individualmente come vantaggi, stanno
potenzialmente selezionando varietà umane adattate ad habitat
artificiali.
Come per certe razze animali d’allevamento che, in seguito a
selezioni ed incroci, hanno maturato caratteristiche che le rendono
inadatte a sopravvivere in un ambiente naturale, anche per i nostri
discendenti potrebbe materializzarsi uno scenario analogo, avendo perso,
nella lunga strada dell’evoluzione sociale, sia le caratteristiche
fisiche che i saperi necessari a sopravvivere in assenza di un contesto
civilizzato.
L’esplosione di ‘diversità’ che emerge
come conseguenza della sovrappopolazione, della produzione industriale
di alimenti e della capacità di curare un ampio ventaglio di malattie e
problemi fisici, se giova momentaneamente sia ai singoli che
all’efficienza della collettività nel suo complesso, sul lungo termine
finisce col danneggiare gli individui che, generazione dopo generazione,
sperimentano una sempre più marcata inadeguatezza fisica ed alienazione
dalla realtà che ne ha primariamente modellato l’anatomia e le reazioni
psicologiche.
È questo il rovescio della medaglia del ‘Paese dei Balocchi’ che l’ideologia dei consumi ci ha costruito intorno.
MARCO PIERFRANCESCHI