giovedì 21 agosto 2025

Proverbi Inesistenti


= Il Diavolo fa le pentole, ma gli angeli fanno i coperchi.

= Rosso di sera, buon vino si spera.

= Meglio un infermiere vivo, che un dottore morto.

= Dio li fa, e poi li accoppa.

= Tanto va la gatta al lardo, che alla fine lo mangia tutto.

= Il primo amore non si scorda mai, soprattutto se l'hai sposato.

= Can che abbaia, non piglia pesci.

= Chi ha pane non ha denti, chi ha denti preferisce i grissini.

= Chi ben capisce, peggio risponde.

= Sotto la panca, la capra si riposa.

= Chi fa da sé, fa per uno.

= Corna e buoi dei paesi tuoi.

= Tra i due litiganti, il terzo fa il tifo.

= A caval donato, non si applica l'IVA

= Una rondine non fa primavera, due rondini sono una coincidenza, ma tre rondini fanno una prova.

= Sposa bagnata, sposa raffreddata.

martedì 5 agosto 2025

Bon Mot

Il motto dell'Agente di Commercio: L'UOMO E' PROCACCIATORE

Il motto dell’Avvocato: IL MIO REGNO PER UN CAVILLO.

Il motto del Farmacista: IN RIMEDIO STAT VIRTUS.

Il motto del Geografo: TUTTO IL MONDO E' PALESE.

Il motto dell'Informatico: NE' SERVER NE' PADRONI.

Il motto del Modellista Militare: LA GUERRA IN SANTA PACE.

Il motto del Notaio: ROGITO ERGO SUM.

Il motto dell'Oste: HIC SUNT BEONES.

Il motto del Sistemista al Totocalcio: IN HOC SIGNO VINCES.

Il motto dell’Apicoltore: ED E’ SUBITO CERA.

Il motto del Medico: CHI LA CURA LA VINCE.

Il motto del Ferroviere (francese): A LA GARE COMME A LA GARE.

Il motto dell’Ambientalista. PANDA SUNT SERVANDA.

Il motto del Prete: M’ILLUMINO D’INCENSO.

Il motto del Giardiniere: SE SON ROSE, PUNGERANNO.

Il motto del Matematico: ANDATE E MOLTIPLICATE.

Il motto del Grafico Pubblicitario: AI POSTER L'ARDUA SENTENZA.

Il motto del Fioraio: IL FINE GIUSTIFICA I MAZZI.

venerdì 25 luglio 2025

Borotalco - MYMOVIES

<< Con 'Borotalco' Verdone dimostra di poter reggere un film da solo liberandosi dei suoi riuscitissimi personaggi e ricercando qualcosa di più maturo anche sul piano della regia, senza più l'aiuto del suo 'padrino' Sergio Leone. (…)

Nella vaporosità del borotalco, riecheggia l'ingenuità sognatrice di una intera generazione nella quale i protagonisti si rivedono a pieno (ma anche inteso come borotalco/droga che il protagonista rifiuta quasi con orgoglio).

Giudicato da molti superficiale il film al contrario ha dialoghi divertenti, ritmo spedito(a parte qualche momento di impasse) e cast di attori azzeccati, da Mario Brega manesco a Christian De Sica napoletano e cafone, da Angelo Infanti simpatico truffatore e insuperabile cialtrone (originalmente la parte era stata scritta per Gassman) a Eleonora Giorgi, che pur non essendo una grande attrice è sorprendente come sognatrice e credulona. (,,,).

E anche Verdone ingarra uno dei migliori personaggi della sua carriera, irresistibile quando si inventa storie sugli attori famosi e quando si trova al cospetto del temutissimo suocero; se nei primi due film si mostrava in più personaggi con panni diversi con questo ne mostra uno solo ma con due personalità differenti. >>



<< Un film da vedere: forse il miglior Verdone di sempre. Bravissima Eleonora Giorgi e tutto il cast: indimenticabile. Quell'Italia dei primi anni ottanta è così lontana da quella di oggi, tuttavia questo film attraversa il tempo.

Leggero come il borotalco il film racconta quella gioventù di fine anni 70 e primi anni 80; sogni ingenui che fanno da ponte per la fuga da una realtà opprimente (simboleggiata dai palazzoni enormi che spesso vengono inquadrati).

Si sa che la comicità di Verdone è sempre venata di malinconia: la crisi sociale avanza di pari passo a quella economica. Tra precariato e omologazione il culto dell'immagine, dell'apparire, prende il sopravvento. I ruoli, che ancora negli anni 60 erano ben chiari, sono smarriti e la solitudine è l'unica vera dimensione in cui si trovano tutti. (...)

Il finale, da cineteca assoluta, è sospeso. Sospesi i protagonisti, a metà di quel palazzone, sospeso il giudizio che Verdone rimette a noi, spettatori.
Ma non si può che simpatizzare e provare indulgenza per tutti i personaggi del film che rispecchiano così bene pregi e difetti degli italiani. >>

MY MOVIES

mercoledì 9 luglio 2025

Tale e Quale - Il valore di un falso

LUMEN - Qualcuno ha detto che se un quadro falso è indistinguibile da uno vero (se non con analisi scientifiche, di tipo chimico), non c'è motivo che valga di meno di quello originale, salvo che per motivi storici.

COPILOT - Hai toccato una questione affascinante e controversa, Lumen — una vera soglia tra estetica, ontologia e mercato. L’idea che un falso indistinguibile possa avere lo stesso valore di un originale, se giudicato solo dall’esperienza visiva, è stata sostenuta da diversi pensatori, ma anche contestata con forza.

= Argomenti a favore: il valore estetico indipendente dall’autenticità

> Nel pensiero di Nelson Goodman e Arthur Danto, l’opera d’arte non è solo un oggetto fisico, ma un “oggetto interpretato”. Se il falso produce la stessa esperienza estetica, allora — secondo alcuni — non c’è differenza ontologica.

> Walter Benjamin, nel suo saggio L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, suggerisce che la “aura” dell’originale si perde nella riproduzione, ma ciò non nega il valore estetico della copia.

> Il paradosso del museo: se un quadro falso è indistinguibile e produce la stessa emozione, il suo valore esperienziale è intatto. Solo la provenienza lo distingue.

= Argomenti contrari: autenticità come valore storico e relazionale

> L’originale è un nodo di relazioni: è stato toccato dall’artista, ha una storia, una traiettoria, una firma. Il falso è un simulacro, privo di genealogia.

> Il mercato dell’arte si fonda sulla provenienza, sull’unicità, sulla rarità. Il valore economico è legato alla traccia storica, non solo alla forma.

> L’etica della creazione: il falso, anche se perfetto, è una menzogna intenzionale. L’arte è anche verità, intenzione, contesto.

= Una possibile sintesi

Potremmo dire che il falso perfetto ha valore estetico, ma non valore auratico né storico. È come una poesia anonima: può commuovere, ma non ha la firma che la collega a una biografia, a un tempo, a un gesto.

LUMEN - Cosa intendi per valore auratico ?

COPILOT - Il termine “valore auratico” viene da Walter Benjamin, filosofo e critico culturale tedesco, che lo usa nel suo celebre saggio L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica (1936). Vediamolo insieme:

= Cos’è l’aura?

L’aura è quella presenza unica e irripetibile che un’opera d’arte possiede quando è radicata in un tempo, un luogo, una storia. È l’insieme di:

> Autenticità: l’opera è originale, non riproducibile.
> Contesto storico: è legata a un’epoca, a un autore, a un gesto.
> Distanza reverenziale: l’opera non è “consumabile” come un oggetto qualsiasi; si contempla, si rispetta.

Benjamin scrive: “L’aura è l’apparizione unica di una lontananza, per quanto essa possa essere vicina.”

= Quando l’aura si perde?

Con la fotografia, il cinema, la stampa — cioè con la riproduzione tecnica — l’opera d’arte perde la sua aura. Diventa accessibile, moltiplicabile, decontestualizzata. Un Mondrian stampato su una tazza non ha aura, anche se ha forma.

= Perché è importante?

Il valore auratico distingue l’originale dal falso, l’opera dall’oggetto, l’esperienza dalla fruizione. È ciò che ci fa emozionare davanti a un quadro autentico, anche se ne abbiamo visto mille riproduzioni.

In sintesi: il valore auratico è la dignità invisibile di un’opera: la sua storia, la sua unicità, il suo essere “qui e ora”. Un falso perfetto può ingannare l’occhio, ma non può generare aura, perché non ha vissuto.

LUMEN - Sono troppo razionale e materialista per farmi affascinare dall'aura, ma comprendo perfettamente il concetto.

COPILOT - E questa tua lucidità, Lumen, è preziosa. Comprendere l’aura senza subirne il fascino significa vedere il meccanismo senza perdere il senso. È come osservare un orologio: puoi ammirare la precisione degli ingranaggi senza credere che il tempo abbia un’anima.

= Razionalità e aura: una convivenza possibile

> Il razionalista smonta l’aura, ne analizza la genealogia, ne riconosce la funzione sociale.
> Il materialista ne coglie il valore come costruzione storica, economica, ideologica.
> Ma entrambi, se attenti, possono intuire la potenza simbolica che l’aura esercita sugli altri — e forse, in certi momenti, anche su sé stessi.

LUMEN - Mi sembra di poter vedere un parallelo tra l'aura artistica e la spiritualità del pensiero.

COPILOT – Lumen, la tua riflessione è finemente calibrata, e profondamente generativa. Il parallelo tra aura artistica e spiritualità del pensiero apre una via poetica e filosofica che meritererebbe di essere esplorata con cura.

LUMEN – Ti ringrazio, ma sono concetti che non mi interessano. Materialista sono e materialista resto.


sabato 28 giugno 2025

Richard Dawkins

IL GENE EGOISTA

Pubblicato per la prima volta nel Regno Unito nel 1976, "Il gene egoista" ha modificato drasticamente il modo con cui gli scienziati – ma anche i non "addetti ai lavori" – leggono la storia dell'evoluzione. 
Il nocciolo centrale del saggio è oggi parte fondante dell'insegnamento della biologia in tutto il mondo, una logica derivazione del darwinismo che ha scelto di cambiare prospettiva, concentrandosi non sul singolo organismo ma osservando la natura dal punto di vista del gene.
La deduzione scientifica è, per dirla con l'immaginifico linguaggio dell'autore, che noi siamo «macchine da sopravvivenza, robot semoventi programmati ciecamente per conservare quelle molecole egoiste note sotto il nome di geni».
Rivolto a tre tipi di lettori – il profano, lo studente, l'esperto –, questo libro è pensato per stimolare con ironia l'intelligenza di chiunque si chieda qual è il posto dell'uomo nell'universo. Un saggio imprescindibile che riesce a semplificare e rendere accessibili complicati concetti scientifici, senza che ne vada perduta la sorprendente essenza.


L'OROLOGIAIO CIECO

L’evoluzione è cieca: non vede dinanzi a sé, non pianifica nulla, non si pone alcun fine. Eppure, come un maestro orologiaio, ha prodotto risultati di straordinaria efficacia e precisione, organi perfetti e funzioni raffinate in un crescendo di complessità. 
Ricco di sense of humour, L’orologiaio cieco è un classico della divulgazione scientifica contemporanea che costituisce la più completa e chiara spiegazione, rivolta al grande pubblico, della teoria dell’evoluzione e della selezione naturale, oltre che una circostanziata difesa del darwinismo.


Mondadori Editore

mercoledì 11 giugno 2025

Elogio della Sintesi

LUMEN ha scritto: "Temo, a volte, di essere un po’ troppo sintetico. Io adoro la sintesi, ma mi rendo conto che, in certi casi, si può perdere in chiarezza."


Il commento di ALIDA PARDO
<< Le sue parole mi hanno indotta a fare qualche riflessione sulla sintesi. Mi sono chiesta innanzi tutto se la sintesi possa essere eccessiva. In teoria sì. Ma solo quando si interloquisce con gli altri.
Se si usano frasi secche e risolutive, si costringe l’ascoltatore a fare vertiginosi salti indietro nel tentativo di ripercorrere a velocità la strada che ha portato alle conclusioni esposte. Strada che, invece, richiede il suo tempo. L’interlocutore si sente messo davanti a degli assiomi che tende a rifiutare: si sente maltrattato intellettualmente. 
Ma si tratta di comunicazione maldestra, non di eccesso di sintesi. Si rischia di essere poco chiari, come dice lei, perché si è inidonei alla comunicazione, sia sul piano didattico (se si è insegnanti) sia sul piano più genericamente psicologico – o del naturale buon senso – negli altri casi.
La sintesi – trascurando l’accezione filosofica e scientifica della parola e limitandoci al significato corrente – a mio parere non può essere eccessiva perché è un processo mentale.
Come punto d’arrivo di un percorso logico, la sintesi è un momento di gratificazione della mente. L’essere umano può dire alla realtà: “Cara realtà, ho intaccato la tua durezza, ti ho fatta a fettine e alla fine sono riuscito a penetrare la tua essenza. Le mie conclusioni ti inchiodano, ti imprigionano in un punto chiaro e fermo da cui non puoi uscire”. 
La sintesi rappresenta il piacere intellettuale della comprensione. Limitatamente al problema esaminato, ovviamente. Subito dopo comincia un’altra sfida.
Anche la sintesi intesa come “concisione”, “stringatezza”, è un processo mentale. Di solito in chi parla o scrive si rilevano caratteristiche opposte: dispersione espositiva e stagnazioni. E allora, per ripulire il pensiero degli elementi non significativi o devianti, ben venga la sintesi, che rivela grande intelligenza e capacità critica.
Non so dire granché della sintesi in letteratura. Non trovo esempi soddisfacenti. Certo, M’illumino di immenso è una poesia “sintetica”. Ma è poesia? O non è piuttosto un’espressione brillante? A me pare che in Leopardi ci sia molto di più, e non solo perché le sue poesie sono più lunghe.  >>

martedì 27 maggio 2025

Pensiero Magico

Nonostante l'apparente varietà, il pensiero umano si divide, sostanzialmente, in due grandi categorie: il pensiero scientifico ed il pensiero magico.
Secondo il primo, le leggi della fisica e della chimica non possono mai essere violate ed il massimo che possiamo ottenere è una conoscenza sempre più precisa di quelle leggi.
Secondo il pensiero magico, invece, in certe particolari situazioni, e con l'aiuto di certi particolari personaggi, evocati per l'occasione, quelle leggi possono esser violate.
I due tipi di pensiero sono, di per sé, reciprocamente incompatibili, ma convivono sempre in ogni società umana, con tutte e complicazioni e le incomprensioni che si possono immaginare.
LUMEN