mercoledì 1 dicembre 2021

Intellettuali

Negli anni ’70, gli intellettuali hanno ricevuto dalla classe politica una richiesta .

Non dovevano essere molto intelligenti, (nel mondo del sei politico non era un requisito), ma dovevano semplicemente sembrare piu’ intelligenti delle persone comuni. 

Il solo risultato che hanno ottenuto è di non essere comprensibili.

URIEL Blog

 

giovedì 11 novembre 2021

Paradosso Maori

C’è un mio personale corollario al “paradosso di Jevons”, quello che ho definito “paradosso Maori”, la cui formulazione di base può essere questa: 

“qualunque pratica messa in campo per stabilizzare l’economia e migliorare il benessere diffuso di una popolazione (ivi inclusa una riduzione pianificata dei consumi, o il controllo demografico) otterrà il solo risultato di rendere la società che la metta in pratica appetibile per il desiderio di conquista da parte di altre realtà meno benestanti”.

 Marco Pierfranceschi


lunedì 8 novembre 2021

Diritto naturale

L’ideale illuministico dei diritti dell’uomo è figlio di un’altra illusione: il “diritto naturale”. Cosa di cui si cominciò a parlare in quell’epoca e che, dai tempi di Grozio, è rimasto un sogno di molti. 
Il diritto naturale ha una strana caratteristica: tutti credono di sapere che cos’è e tutti l’approvano, prima ancora di conoscerne il contenuto. Ed inoltre – ulteriore illusione – pensano che, se si adottasse, il Paese funzionerebbe benissimo. In realtà, in primo luogo gli interrogati non sanno  dire che cos’è; in secondo luogo – e soprattutto - non saprebbero esporne il contenuto. 
Lo stesso Grozio, che del diritto naturale è stato il teorico,  si è limitato a tre o quattro norme. Ciò significa che un Paese in cui le uniche leggi fossero quelle “naturali” previste da Grozio sarebbe un Paese anarchico. Non si può governare un Paese stabilendo soltanto che è meglio non uccidere il prossimo e non molestare chi possiede qualcosa. 

Il diritto naturale non esiste. Esiste soltanto il diritto positivo. Ed anzi non basta che le leggi siano scritte e promulgate: il diritto esiste quando esistono anche le strutture (forza pubblica e amministrazione giudiziaria) che lo applicano.

GIANNI PARDO

sabato 6 novembre 2021

Povera scuola

Da alcuni mesi mia moglie sta facendo delle supplenze in una scuola media ed il bestiario nel quale si trova coinvolta è qualcosa che fa pensare di non potere più usare la parola scuola.
Solo per esempio: al fine di non traumatizzare i poveri ragazzi non bisogna usare la penna rossa nelle correzioni, per le interrogazioni (ammesso che di interrogazioni si possa parlare) non chiamare in ordine alfabetico perché potrebbero non reggere alle emozioni. Non continuo per carità di patria…
Metà delle classi sono “bes” (bisogni educativi speciali), sigla di cornice che contiene poi al suo interno una miriade di altre sigle più o meno impronuciabili di difficoltà o patologie presunte, un tempo inesistenti (in realtà, si tratta perlopiù di ragazzi che non hanno voglia e che disturbano, che anziché essere raddrizzati come si faceva una volta, ora vengono invece trasformati in vittime da comprendere). Risultato della proliferazione dei “bes”: verifiche facilitate (essere 'bes' paga, per così dire) ed una pletora di insegnati di sostegno che nella maggior parte dei casi fanno poco o nulla, salvo percepire lo stipendio pubblico e non perdersi uno sciopero o una assemblea sindacale.
Tralascio il livello dell’apprendimento dei delicatissimi ragazzi di cristallo, perché è anche peggio (molto peggio) di quello che si può immaginare.

dal BLOG di GIANNI PARDO

domenica 26 settembre 2021

Scuola egualitaria

È facile infatti mostrare l’incompatibilità tra conoscenza critica e ideale dell’uguaglianza assoluta: la conoscenza prende sul serio ciò che esiste; ma ciò che esiste è sempre determinato, cioè differente, dunque la conoscenza deve per sua natura valorizzare la differenza; invece l’esigenza di uguaglianza assoluta nasce dall’insoddisfazione per ciò che esiste, proprio perché esso è determinato, differente; essa è dunque incompatibile con il presente, in fuga volontaristica verso il futuro. L’odio ugualitario della conoscenza si esprime in molti modi, non solo come disprezzo teologico della ragione per attenersi alla rivelazione, ma anche come insofferenza illuminista della metafisica e della teologia e infine come rifiuto marxista della filosofia. Stretta da tanti giganti, la conoscenza può confidare più sulle cose, che sugli uomini.

La polemica astiosa contro il liceo classico, perché era fondato sul principio della conoscenza critica, è stata portata avanti non solo dal pragmatismo borghese, ma soprattutto dalle ideologie ugualitarie: dai comunisti che gli rinfacciavano il classismo, e dagli illuministi, che gli rinfacciavano il nozionismo e il tradizionalismo. I decreti delegati che hanno inteso democratizzare la scuola sono stati voluti dal PCI. Luigi Berlinguer, che con l’autonomia ha inferto il decisivo colpo d’ariete alla scuola italiana, viene dal PCI e ha goduto il sostegno entusiasta della CGIL, federazione dei lavoratori della conoscenza. 

Proprio nel momento in cui lasciavano i lavoratori esposti alla pressione neoliberale, gli ex-comunisti lenivano i propri sensi di colpa restando fedeli a sé stessi nell’unico campo in cui era loro consentito. Le buone intenzioni di fare della scuola non più una caserma autoritaria e oppressiva, ma il nido in cui gli insegnanti, scesi dalla cattedra, facessero da animatori della spontaneità già matura di ogni alunno, sono state la pelle d’agnello sotto la quale i lupi dell’ugualitarismo hanno espulso il rigore della conoscenza critica. 

Così l’aristocratica severità gentiliana si è dissolta e la democrazia matriarcale è divenuta impercettibilmente il principio unico e inderogabile della pedagogia: è perché ogni bambino ha diritto di esprimere la sua ricca spontaneità che essi non sanno più impugnare la penna, e se sanno leggere non capiscono quello che leggono; è la preoccupazione di impedire le disuguaglianze che suggerisce agli insegnanti la rinuncia all’insegnamento, che induce i consigli di classe e le commissioni d’esame alle più sottili psicologie pur di promuovere anche l’ignoranza più beata, indifferenti alle conclusioni che gli alunni ne trarranno – che sia tutto regalato, che non serva impegno, che il successo scolastico sia un diritto naturale come l’amore materno e non occorra meritarlo con l’adempimento dei doveri.

Il degrado della scuola a causa dell’odio ugualitario per la conoscenza non è una novità della nostra epoca, ma il riprodursi di un antico errore. Nella scuola pubblica, creata dall’assolutismo illuminato, la rivoluzione francese scorse uno strumento di educazione civile, vale a dire di preformazione totalitaria dei singoli. (...)

Rifluiti nell’illuminismo come forma originaria del messianismo secolarizzato dopo la loro catastrofe storica, gli ex-comunisti hanno ripreso il sogno giacobino e hanno fatto della scuola un falansterio per l’educazione ideologica, il benessere, l’avviamento professionale dei suoi assistiti, che evita l’odiosa istruzione per timore di affaticarli o frustrarli. Poiché l’ugualitarismo dell’ignoranza non comporta evidenti espropriazioni, anzi compensa con i diletti della pigrizia, solo la saggezza poteva preoccuparsi della decadenza dell’elemento aristocratico dell’istituzione; ma è mancata o le è mancato il coraggio; infatti solo pochi hanno resistito.

La scuola assistenziale finge gli alunni uguali e li lascia uguali. Una scuola pubblica che si rispettasse riconoscerebbe una doppia disuguaglianza: quella iniziale del talento e quella finale della preparazione; dovrebbe dare di più a chi ha avuto meno dalla natura e dal caso: stargli più accanto per abituarlo alla disciplina che quello non sa imporsi da solo, perché raggiunga comunque il livello teoretico necessario al cittadino. Una scuola pubblica che si rispettasse dovrebbe esaltare il talento, anzitutto rispettando ciò che per il talento ha valore: la conoscenza disinteressata, la severità dell’impegno, la finezza del gusto, e poi coltivandolo in modo che giunga al virtuosismo.

SOLLEVAZIONE

mercoledì 8 settembre 2021

NBA - pronostici 2021/2022

I miei pronostici per la nuova stagione, prima dell'inizio dei training camp.

EST 

PO sicuri
MIL - PHI - ATL - BRK - MIA

PO da conquistare
IND - BOS - NYK - WAS - CHI

Lottery
ORL - TOR - CHA - DET - CLE


WEST

PO sicuri
LAL - GSW - UTH - DEN - PHX

PO da conquistare
LAC - DAL - POR - MEM - NOP

Lottery
SAC - HOU - MIN - SAS - OKC

lunedì 30 agosto 2021

I violenti

Gli uomini si dividono in due categorie: i pacifici ed i violenti.

In genere i primi, che sono la maggioranza, subiscono le angherie e le vessazioni dei secondi, ai quali, data la propria indole pacifica, non riescono ad opporsi.

Allora vanno a cercare l'aiuto di altri violenti, che - in quanto tali - possano tenere testa ai 'violenti cattivi' e liberarli dalle loro vessazioni, e li chiamano 'violenti buoni'.

Purtroppo i violenti buoni esistono solo al cinema e nella letteratura, ma non nella realtà, perchè la natura dei violenti è sempre la stessa. Con tutto quel che ne consegue.